La Divina Commedia: una Gemma inedita tra esilio e giustizia.

Lakescapes, il cartellone di teatro diffuso del Lago ideato dall’Accademia dei Folli sotto la direzione artistica di Carlo Roncaglia, giunge al suo culmine stagionale.

Sabato 8 novembre, alle ore 21, la società operaia di Lesa accoglie “La Divina Commedia di Gemma Alighieri”, un’opera che si propone come inedita prospettiva sul capolavoro dantesco.

Questo spettacolo, firmato per la compagnia da Tiziano Scarpa – autore pluripremiato, vincitore del prestigioso Premio Strega nel 2009 con *Stabat Mater* – si inscrive nella linea estetica dei “classici rivisitati” (“classic reloaded”), un percorso che vede i Folli decostruire e rileggere i monumenti della letteratura mondiale.

Dopo aver affrontato *I Promessi Sposi*, *Madame Bovary*, *Don Chisciotte*, *Frankenstein* e *L’Odissea*, la compagnia torinese intraprende ora una profonda immersione nel pensiero e nell’esistenza di Dante Alighieri, attraverso la lente, a lungo trascurata, della sua sposa.
L’attenzione si sposta dunque da Beatrice, musa ispiratrice del *Deus ex machina* dantesco, a Gemma Donati, donna silenziosa, madre di tre figli, una presenza ombrosa relegata ai margini della narrazione ufficiale, mai onorata con un verso, un riconoscimento, un cenno.
Da questa omissione, questa ingiustizia storica, germina lo spettacolo, un’esplorazione impietosa e sorprendente delle dinamiche familiari, del potere, dell’esilio e della sopravvivenza.

La narrazione si ambienta in un futuro prossimo, un paesaggio urbano decadente, un labirinto di disastri ambientali, conflitti armati e una diffusa disillusione morale.

Dante, trasformato in un esule, un *stranger* in patria, si rifugia in questa città-gabbia, abbandonato ai lavori domestici e alla quotidianità più umile.
La sua esistenza si riduce a fugaci incontri notturni con il barista, l’unico confidente dei suoi pensieri e delle sue angosce.

Il peso economico della famiglia ricade sulle spalle di Gemma, costretta a una lotta quotidiana per la sussistenza.
Dante, ingenuamente, crede nella rettitudine del lavoro della moglie, ignaro delle spire di una società spietata, che sfrutta e marginalizza gli immigrati, spingendoli ai margini dell’umanità.
Gemma, erosa dalla precarietà e dall’ingiustizia, si sente autorizzata a violare le leggi, a compiere azioni discutibili per garantire la sopravvivenza dei suoi figli.
Una di queste azioni, apparentemente minore, la trascina in un vortice di eventi inattesi, costringendola a fuggire, a reinventarsi.
Inizia così un viaggio interiore e fisico, un percorso infernale costellato di colpi di scena e rivelazioni.
Gemma, la donna silenziata dalla storia, si rivela una figura di coraggio inaspettato, capace di compiere gesti che persino il sommo poeta non aveva avuto il coraggio di affrontare: contrapporsi direttamente al Male, smascherando le sue radici più profonde e la sua influenza pervasiva.
Lo spettacolo, dunque, non è una semplice riscrittura della *Divina Commedia*, ma un atto di giustizia poetica, un omaggio alla resilienza femminile e una feroce critica alla disumanità del nostro tempo.

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