Rinasce il mosaico di San Gaudenzio: un restauro tra arte e fede.

Il cuore spirituale e artistico di Novara pulsa nuovamente, grazie all’avvio di un intervento di restauro cruciale per la Basilica di San Gaudenzio.
Un mosaico pavimentale di inestimabile valore, incastonato sotto la maestosa cupola progettata da Antonio Antonelli, è oggetto di un’operazione complessa e delicata, resa possibile da un’iniziativa congiunta che unisce impegno pubblico, religioso e privato.
Questo restauro non è semplicemente una questione di conservazione del patrimonio, ma un’affermazione di identità e continuità storica.

Il mosaico, concepito tra il 1838 e il 1839 su disegni di Pelagio Palagi, figura poliedrica che coniugava scultura, pittura e architettura, rappresenta un’espressione di raffinata arte neoclassica e testimonia la profonda devozione di Novara nei confronti del suo patrono.

L’opera nasce come compimento di un legato testamentario del cardinale Giuseppe Cacciapiatti, figura chiave nella storia della città, la cui generosità e fede contribuirono in modo significativo alla costruzione della Basilica e al suo arricchimento artistico.

Nel corso dei decenni, il mosaico ha subito le inevitabili vicissitudini del tempo, accentuata da scelte progettuali discutibili.
La prolungata presenza di una pedana in legno, che ha ostacolato la traspirazione naturale del pavimento, ha provocato alterazioni e fenomeni di degrado.
Ancora più dannosa si è rivelata la permanenza di un ampio tappeto, che ha favorito l’accumulo di umidità, accelerando i processi di deterioramento e favorendo lo sviluppo di alterazioni cromatiche e strutturali.
Queste condizioni hanno compromesso la sua integrità estetica e strutturale, oscurando la sua originaria bellezza e impoverendo l’esperienza visiva del luogo sacro.
Il progetto di restauro, affidato al Consorzio Arkè, con un investimento complessivo di 70.000 euro, finanziato in parte dalla Regione Piemonte e cofinanziato dalla Fabbrica Lapidea di San Gaudenzio, si prefigge di invertire questa tendenza.
L’intervento non si limita a una mera pulizia superficiale, ma prevede un’analisi diagnostica approfondita per comprendere le cause del degrado e individuare le metodologie di intervento più appropriate.

Si interverrà con tecniche conservative, privilegiando materiali compatibili con l’originale e mirate a consolidare le aree più fragili e a ripristinare i colori sbiaditi.
Il restauro rappresenta un atto di responsabilità condivisa tra istituzioni civili, religiose e culturali, un esempio virtuoso di come la collaborazione possa generare bellezza e preservare la memoria collettiva.
Come sottolinea il presidente della Fabbrica Lapidea, Mattero Caporusso, questo intervento restituisce alla Basilica un tassello fondamentale della sua storia, mentre l’assessora alla Cultura del Piemonte, Marina Chiarelli, esprime l’importanza di riportare il mosaico al suo splendore originario, affinché possa dialogare armoniosamente con la cupola antonelliana e amplificare la percezione di sacralità e maestosità dello spazio.
Il risultato atteso è quello di un recupero integrale, capace di restituire alla comunità novarese e ai visitatori un capolavoro di arte e fede, un simbolo tangibile del legame tra passato, presente e futuro.

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