Vita mia: Un viaggio nell’anima europea al Torino Film Festival

Il desiderio di attraversare le epoche, di rivivere frammenti di passato, è una pulsione che spesso il cinema sa intercettare e restituire con potenza evocativa.
Questa sera, al Torino Film Festival, si manifesta con “Vita mia” di Edoardo Winspeare, un’opera che, come un prisma, rifrange la luce di esperienze umane e la proietta su una riflessione più ampia, quella sull’identità europea.
A dialogare con il pubblico, affianco al regista, la presenza luminosa di Dominique Sanda, Celeste Casciaro e Ninni Bruschetta, un crocevia di talenti che contribuiscono a dare corpo a una narrazione complessa e profondamente commovente.
Dominique Sanda, attrice di origine francese, confessa un legame indissolubile con il cinema italiano, percepito come un amore reciproco.

Questo sentimento profondo si radica in una formazione artistica nutrita da figure seminali come Bresson, De Sica e Bertolucci, maestri che hanno plasmato il suo percorso e le hanno offerto un’inestimabile guida.

L’attrice sottolinea come l’Italia, con la sua ricchezza culturale e la sua capacità di scavare nell’animo umano, le abbia offerto una cornice ideale per la sua crescita artistica.
Winspeare, con sguardo acuto e sensibile, rivela l’origine del progetto.

“Vita mia” nasce dall’osservazione intima del rapporto tra sua madre, affetta dalla malattia di Parkinson, e una donna salentina che ne ha curato l’infinita necessità di assistenza.

Da un iniziale sentimento di frustrazione e rabbia, generato dalla progressiva perdita di autonomia, si è sviluppato un legame di profonda tenerezza, quasi materno, testimonianza di come l’empatia e la compassione possano trascendere le barriere dell’età e delle condizioni di vita.
Questa esperienza personale si è tradotta in una storia di finzione, intrisa di verità emotive e ancorata in un contesto familiare riconoscibile.

Il film, tuttavia, ambisce a superare la dimensione del racconto autobiografico.

Winspeare intende, attraverso le vicende di Didi e Vita, due figure femminili che incarnano la fragilità e la resilienza, offrire una metafora più ampia, un affresco dell’Europa.

Un continente segnato da migrazioni, conflitti, ma anche da una profonda capacità di rigenerazione e di ricerca di un’identità comune.

La realtà, filtrata attraverso la lente della malattia e della sofferenza, si distorce e si trasforma, assumendo una dimensione onirica, un universo parallelo in cui le percezioni si alterano e i confini si sfumano.
“Per mia madre – spiega il regista – la realtà era quella che lei vedeva, si stupiva che noi non vedessimo le stesse cose.

Volevo raccontare quella dimensione psicologica, la sua visione del mondo.

”La scelta di Celeste Casciaro, definita dal regista “bellissima, buona, una santa”, e di Dominique Sanda, descritta come una “gran signora europea” dotata di “fierezza, orgoglio, curiosità”, non è casuale.

Sono due figure femminili potenti, capaci di incarnare la complessità dell’animo umano e di trasmettere al pubblico un messaggio di speranza e di resilienza.
Il film si presenta dunque come un viaggio interiore, un’esplorazione delle profondità dell’animo umano, un invito a riflettere sulla condizione europea e sulla necessità di costruire un futuro basato sulla solidarietà e sulla compassione.

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