Acciaierie d’Italia: sindacati in allarme per il futuro del settore

L’acciaio italiano al bivio: sindacati in allarme per il futuro di Acciaierie d’ItaliaUn monito urgente e solenne è stato lanciato dai sindacati metalmeccanici Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil al Governo italiano.
La presentazione del piano denominato “ciclo corto” per l’ex Ilva, oggi Acciaierie d’Italia, in amministrazione straordinaria, ha innescato una reazione di allarme diffuso, culminata in una formale richiesta di incontro immediato con la presidenza del Consiglio.

La lettera, indirizzata ai vertici governativi, evidenzia una situazione di profonda criticità, alimentata da un crescente conflitto sociale e da un rischio concreto di un effetto domino che potrebbe coinvolgere intere filiere industriali e territori.

L’annuncio del piano “ciclo corto” non è percepito come una misura transitoria verso un futuro sostenibile, bensì come un segnale di una possibile operazione di dismissione delle attività produttive, una prospettiva inaccettabile per i lavoratori e per l’economia nazionale.
Il piano in questione, se attuato, comporterebbe conseguenze catastrofiche.

L’interruzione di ulteriori attività produttive, in particolare la sospensione delle linee produttive 7, 8, 9 e 12, priverebbe gli stabilimenti di una capacità cruciale, aggravando le incertezze già esistenti in merito alla fattibilità del piano di salvataggio, ai processi di decarbonizzazione e alla tenuta occupazionale.
Si rischia di compromettere non solo la sopravvivenza degli stabilimenti, ma anche la competizione del settore siderurgico italiano nel mercato globale.

I sindacati non si limitano a denunciare la gravità della situazione, ma formulano richieste precise e dettagliate.
Chiedono il ritiro immediato del piano “ciclo corto” e la sospensione delle operazioni di spegnimento delle batterie, sottolineando l’importanza di garantire la continuità produttiva attraverso il trasferimento dei coils da Taranto agli stabilimenti di Genova, Novi Ligure e Racconigi.

Inoltre, chiedono di porre fine a pratiche di allontanamento dei lavoratori con corsi di formazione privi di un effettivo sbocco lavorativo e di avviare un piano di manutenzione strutturale e mirata degli impianti, un investimento imprescindibile per la sicurezza e l’efficienza.

La richiesta di convocazione urgente a Palazzo Chigi, con la presenza della Presidente del Consiglio Meloni, riflette la gravità della situazione e l’urgenza di un intervento governativo risolutivo.
I segretari generali Ferdinando Uliano (Fim-Cisl), Michele De Palma (Fiom-Cgil) e Rocco Palombella (Uilm-Uil) sottolineano che, in assenza di risposte concrete e di un cambio di rotta da parte del Governo, i sindacati saranno costretti a mobilitare le proprie forze attraverso iniziative di carattere nazionale, a tutela dei posti di lavoro e del futuro dell’industria siderurgica italiana.

La posta in gioco è non solo la salvaguardia di un’importante filiera produttiva, ma anche la difesa di un patrimonio industriale e sociale di inestimabile valore per il Paese.

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