L’industria automobilistica italiana si trova a un bivio, con il futuro strettamente legato alle decisioni che emergono a livello europeo e agli investimenti strategici di gruppi come Stellantis.
La situazione attuale, caratterizzata da una dipendenza eccessiva da un singolo modello ibrido, come la Fiat 500 prodotta a Mirafiori, non è sufficiente per garantire una ripresa sostenibile e la competitività a lungo termine del settore.
Il segretario generale della Uil, PierPaolo Bombardieri, ha espresso con chiarezza la necessità di un intervento a 360 gradi, sottolineando come le decisioni prese a livello europeo abbiano un impatto diretto sulle prospettive dell’automotive nazionale.
Parallelamente, è cruciale che Stellantis, un attore chiave per l’economia italiana, manifesti un impegno concreto attraverso investimenti mirati e sostenuti nel Paese.
La dispersione degli investimenti su scala globale, sebbene comprensibile in un’ottica di diversificazione del rischio, rischia di impoverire il tessuto industriale italiano e di accentuare la perdita di competenze e know-how.
La questione della cassa integrazione, con un numero significativo di lavoratori coinvolti, e delle aree industriali in crisi, mai adeguatamente riqualificate, rappresentano un fardello pesante per l’economia e per la coesione sociale.
Bombardieri ha focalizzato l’attenzione sul caso dell’ex Ilva, un simbolo delle difficoltà strutturali che affliggono l’industria pesante italiana.
Le promesse di investimenti da parte di potenziali acquirenti, ripetute per oltre un anno dal Ministro Urso, si sono rivelate vane, gettando un’ombra di incertezza sul futuro dell’acciaieria e sull’occupazione di migliaia di persone.
L’immobilismo attuale rischia di compromettere la capacità dell’Italia di intercettare le nuove opportunità offerte dalla transizione verso la mobilità elettrica e dalle tecnologie di guida autonoma.
È necessario un piano industriale ambizioso, che preveda non solo investimenti in nuovi impianti e processi produttivi, ma anche programmi di formazione e riqualificazione professionale per i lavoratori, in grado di adattarsi alle nuove competenze richieste dal mercato.
Inoltre, è fondamentale creare un ambiente normativo favorevole all’innovazione e alla crescita, che incentivi gli investimenti e la creazione di posti di lavoro.
La sopravvivenza del settore automotive italiano non è solo una questione economica, ma anche una questione di identità e di orgoglio nazionale.







