Castagno: Slow Food chiede un piano strategico nazionale

Riconsegnare al castagno un ruolo centrale nelle politiche forestali, inquadrandolo come fulcro di una visione strategica per le aree montane: questo l’appello lanciato da Slow Food Italia e dalla Rete Slow Food dei Castanicoltori durante gli Stati Generali della Castanicoltura, evento conclusivo di Castanea Expo 2025 a Firenze.

Il castagno, ben oltre la sua mera valenza botanica, incarna un’eredità di resilienza umana e naturale, un baluardo contro lo spopolamento e un alleato cruciale per la transizione verso un’economia più sostenibile.
La sua importanza trascende il valore economico, radicandosi profondamente nell’identità culturale e nel paesaggio italiano.

Come ha evidenziato Federico Varazi, vicepresidente di Slow Food Italia, la perdita del castagno significherebbe un impoverimento irreparabile del nostro patrimonio collettivo e la perdita di un’occasione fondamentale per il rilancio delle comunità montane.

Slow Food Italia si impegna con forza a promuovere l’elaborazione di un Piano Strategico Nazionale per la castanicoltura, che non si limiti alla tutela, ma che sappia valorizzare e rigenerare i sistemi tradizionali, promuovendo un approccio olistico che integri aspetti ambientali, economici e sociali.
Le sei proposte formulate e presentate al Masaf (Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali) mirano a definire un percorso di riqualificazione del settore.

Tra queste, spicca l’urgenza di un censimento dettagliato del castagneto italiano.
Un inventario preciso e aggiornato non solo fornirebbe dati fondamentali per la pianificazione territoriale, ma costituirebbe anche uno strumento imprescindibile per sostenere richieste concrete ai decisori politici europei, enfatizzando la rilevanza strategica del patrimonio castaneto a livello comunitario.
Parallelamente, è essenziale promuovere il riconoscimento formale dei servizi ecosistemici offerti dalla castanicoltura tradizionale.

Questi servizi, spesso sottovalutati, includono la protezione del suolo dall’erosione, la regolazione del ciclo idrologico, la conservazione della biodiversità e la creazione di habitat per la fauna selvatica.

Quantificare e riconoscere economicamente questi benefici permetterebbe di incentivare pratiche agricole sostenibili e di garantire la sopravvivenza a lungo termine delle castagnete, contribuendo attivamente alla resilienza degli ecosistemi montani.
Il futuro della montagna passa anche e soprattutto attraverso la valorizzazione consapevole e integrata del castagno, un tesoro da custodire e tramandare.

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