Crescita italiana: più ambizione, meno austerity.

L’aderenza ai parametri europei non può essere elevata a pretesto per l’immobilismo economico.

Il vincolo del 3% di deficit, pur rappresentando un limite imprescindibile, non deve fungere da alibi per rinunciare a interventi strutturali volti a rilanciare la crescita.

Una variazione dello 0,5% del PIL, in un contesto globale caratterizzato da profonde trasformazioni, non può essere equivaralente a una crescita robusta e sostenibile.

È questo il messaggio chiave che Marco Gay, presidente dell’Unione degli Industriali di Torino, ha veicolato nel suo intervento durante l’assemblea annuale, un monito pressante per i decisori politici e gli operatori economici.
La riflessione di Gay pone al centro una questione di fondo: l’equilibrio dei conti pubblici non è raggiungibile attraverso la mera austerità, ma necessita di un approccio dinamico che promuova investimenti mirati e crescita inclusiva.

La lotta all’evasione fiscale, intesa come recupero di risorse da destinare a politiche attive, si configura come una leva fondamentale per finanziare tali investimenti.
Parallelamente, l’evoluzione tecnologica, in particolare l’intelligenza artificiale, rappresenta sia una sfida che un’opportunità.

L’adozione di queste tecnologie, se gestita con lungimiranza, può aumentare la produttività e la competitività delle imprese italiane, generando nuovi posti di lavoro e stimolando l’innovazione.

Tuttavia, è cruciale anticipare e mitigare i potenziali effetti destabilizzanti sull’occupazione, attraverso politiche di riqualificazione professionale e di sostegno alle imprese che si dimostrano più vulnerabili.

Un altro nodo cruciale rimane il costo dell’energia, un fattore che incide pesantemente sulla competitività delle imprese italiane, soprattutto in settori energivori.

Una politica energetica efficace deve mirare a diversificare le fonti di approvvigionamento, promuovere l’efficienza energetica e favorire lo sviluppo di fonti rinnovabili, senza pregiudicare la sicurezza e la stabilità del sistema energetico nazionale.
L’esplorazione di tutte le opzioni, compreso il nucleare di nuova generazione, in un quadro di massima sicurezza e trasparenza, deve essere oggetto di un dibattito pubblico aperto e informato.

L’industria, cuore pulsante dell’economia italiana, con un contributo di oltre 510 miliardi di euro, pari al 23,4% del PIL nazionale, e una quota ancora maggiore nel tessuto economico torinese (26%), necessita di un rinnovato impulso.

Il quesito posto da Gay alla platea – “Vogliamo essere ambiziosi o continuare a difenderci?” – è un appello a superare la logica del mantenimento dello status quo e ad abbracciare una visione audace e orientata al futuro.

La decisione spetta alla classe dirigente, ma il futuro dell’Italia, e il benessere delle generazioni presenti e future, dipendono dalla coraggio di scelte strategiche.

La creazione di valore non è un mero esercizio contabile, ma un imperativo etico e un investimento nel futuro del paese.

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