Chivasso, 25 novembre: la violenza contro le donne resiste e si evolve.

Ogni 25 novembre, la Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne, si apre uno spiraglio sulla realtà complessa e dolorosa che ancora affligge la nostra società.

A Chivasso, la voce autorevole di Lina Borghesio, referente di “Punto a Capo”, della “Casa di via Domani” e del “Centro Antiviolenza”, ci offre una fotografia lucida e preoccupante di un fenomeno che resiste, si evolve e si insinua in nuove forme.
La giornata non è solo un momento di commemorazione, ma un’occasione per esaminare a fondo il contesto che genera la violenza, per non dimenticare le donne che l’hanno pagata con la vita: M.

T.
nel 1932, M.
P.

nel 2005 e P.
D.
M.
nel 2012, storie spezzate che richiamano un dovere di memoria, pur nel rispetto della privacy delle famiglie.

Il dato più inquietante è la persistenza del femminicidio, indicatore estremo di un rapporto di potere profondamente sbilanciato tra generi.

Tuttavia, la risposta a questa piaga sociale appare insufficiente.
Si registra una regressione nella rete di protezione delle donne e una tendenza a concentrare gli sforzi sulla punizione, trascurando la fondamentale prevenzione.
La violenza assume oggi contorni inediti, alimentata da nuove tecnologie e dinamiche sociali.
L’uso di sostanze psicoattive, definite “droga dello stupro”, rappresenta una forma particolarmente subdola di aggressione.

Queste sostanze, spesso somministrate di nascosto in cibi o bevande, alterano la percezione della vittima, rendendola vulnerabile e incapace di difendersi.
La pratica del “drink spiking” evidenzia la premeditazione e la crudeltà di tali atti.

Non meno allarmanti sono i casi di “revenge porn”, un fenomeno dilagante, soprattutto tra le giovani donne.

Attraverso profili falsi sui social media, aggressori manipolano e isolano le vittime, instaurando relazioni virtuali che conducono a ricatti e alla diffusione di immagini intime, spesso ottenute con la coercizione.
La spirale di vergogna e paura intrappola le vittime, rendendo difficile la ricerca di aiuto.
I numeri parlano chiaro: l’età media delle donne che denunciano violenza è in calo, e il Centro Antiviolenza di Chivasso assiste un numero crescente di donne, residenti sia nel comune che nei territori limitrofi.
I dati delle Forze dell’Ordine, seppur indicando una certa stabilità, non riflettono la realtà sommersa di chi non ha il coraggio di farsi avanti.
Lina Borghesio, con un appello diretto agli uomini, pone una domanda cruciale: siamo sicuri che i nostri impulsi siano ineluttabili? La risposta risiede nel pensiero di Simone de Beauvoir: “Essere donna è il risultato di una storia, non un dato naturale”.

La consapevolezza storica e la capacità di interrogare le dinamiche di potere sono strumenti essenziali per un cambiamento culturale profondo, una società della riflessione del 25 novembre.

della lotta per un futuro senza più violenza.

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