Chivasso: la chiusura del dormitorio, tra emergenze e rete sociale

La chiusura del dormitorio di Chivasso: tra emergenze, responsabilità condivise e necessità di una rete sociale solidaLa recente decisione di chiudere il dormitorio comunale di Chivasso, e le successive proroghe, continua ad alimentare un acceso dibattito nella comunità, sollevando questioni complesse di welfare, gestione delle risorse e responsabilità collettiva.
Frediano Dutto, segretario del Circolo Sinistra Italiana/Sinistra Ecologista Chivasso, sottolinea come questa vicenda si collochi in un contesto più ampio di crisi internazionale ed economica, richiedendo un approccio collaborativo e responsabile da parte di tutte le istituzioni e del terzo settore.
La genesi del dormitorio risale al 2016, nato come risposta a una specifica esigenza dell’ASL To4, che si trovava a fronteggiare un ingente numero di persone che cercavano rifugio nel Pronto Soccorso durante i mesi invernali.
Un accordo tra ASL, Comune e CISS (Consorzio Intercomunale Servizi Sociali) permise l’utilizzo di spazi presso la sede del CISS.

Inizialmente, la gestione era condivisa, con un costo totale di circa 75.000 euro annui a carico di ASL e Comune.
Tuttavia, nel 2021, l’ASL To4 ha unilateralmente rescisso il contratto, lasciando l’onere della gestione interamente a carico del Comune, che tentò invano di ottenere supporto economico dal CISS.

L’analisi della sua efficacia rivela aspetti contrastanti: il servizio era limitato a soli uomini residenti a Chivasso, con restrizioni sulla preparazione di cibo, l’accesso agli animali domestici e un obbligo di uscita alle 7 del mattino.
Il numero di utenti, inoltre, è stato storicamente basso.

Un elemento critico è l’assenza, fin dalla sua concezione, di una “rete di bassa soglia”, un sistema di accompagnamento che avrebbe permesso agli utenti di intraprendere un percorso di autonomia e integrazione.

La decisione del Sindaco di chiudere il dormitorio alla fine del 2024, con l’intento di costruire un servizio alternativo in collaborazione con il terzo settore, è stata inizialmente accolta con riserve da parte del Circolo Sinistra, soprattutto in considerazione della stagione invernale.

La proroga concessa fino all’estate 2025, e la successiva richiesta del CISS per la restituzione degli spazi, hanno creato un vuoto che l’amministrazione ha cercato di colmare con iniziative alternative, senza però ottenere risultati concreti.
Un tentativo di soluzione, la ristrutturazione di un bilocale comunale, è stato poi destinato ad un’emergenza abitativa improvvisa, la perdita della casa da parte di una giovane famiglia con figli.

Sebbene questa iniziativa abbia mitigato una situazione di particolare difficoltà, non ha risolto la questione della chiusura del dormitorio.
L’accento viene posto sulla differenza tra l’approccio all’emergenza abitativa, dove il Comune dispone di risorse dedicate, e la necessità di trovare soluzioni innovative e sostenibili per l’emergenza freddo.
La decisione finale, quella del 30 dicembre, ha portato a una risposta alla chiusura del dormitorio, sebbene definita “bene ma non benissimo”.
Il Circolo Sinistra Italiana/Sinistra Ecologista Chivasso lancia un appello esplicito all’amministrazione comunale e alle forze di maggioranza, invitandoli a promuovere una rete solidale con le associazioni del territorio.

La marginalità sociale, sottolinea Dutto, non può essere affrontata in modo isolato, ma richiede un impegno congiunto di tutte le parti coinvolte.
L’obiettivo finale deve essere quello di creare un quadro di riferimento che integri le attività del terzo settore con le competenze dell’amministrazione comunale, in modo da rispondere in modo più efficace ai bisogni materiali e non solo, delle persone in difficoltà.
La vera sfida, quindi, non è solo fornire un riparo, ma costruire un percorso di inclusione e di autonomia, basato sulla solidarietà e sulla responsabilità condivisa.

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