Cinghiali sulla 590: emergenza fauna e nodo territoriale da risolvere

Emergenza fauna selvatica in Valle Cerrina: un nodo complesso tra sicurezza stradale, gestione del territorio e sostenibilitàL’ennesimo incidente, avvenuto sulla strada provinciale 590 nei pressi di Castagneto Po, dove un’autovettura ha investito e successivamente ha richiesto l’abbattimento di un cinghiale, non è un evento isolato.
È il sintomo acuto di una crisi faunistica che affligge il Piemonte e, in particolare, la provincia di Torino, una problematica che trascende la mera sicurezza stradale per interrogare profondamente le politiche di gestione del territorio, la tutela della biodiversità e la convivenza uomo-natura.
La 590, in località Baraccone, è tristemente divenuta un punto nero per questi incidenti, un segnale di un’emergenza più ampia che si riflette in dati allarmanti: oltre 1.100 incidenti stradali causati da fauna selvatica ogni anno in Piemonte, con i cinghiali a rappresentare circa il 70% del totale.

I costi diretti e indiretti di questa convivenza forzata sono considerevoli, superando i 3,6 milioni di euro solo per i risarcimenti, con danni accertati che si attestano intorno ai 4,7 milioni.
La crescita esponenziale della popolazione di cinghiali – un aumento di oltre il 335% negli abbattimenti tra il 2019 e il 2023, passando da 4.890 a 16.390 capi – è il risultato di una combinazione di fattori.
La carenza di predatori naturali, come lupi e linci, tradizionali regolatori della popolazione di ungulati, si è aggravata dalla progressiva espansione degli habitat selvatici, spesso confinanti con aree antropizzate.
Questa prossimità favorisce l’accesso agli alimenti di origine agricola, incentivando gli animali a spostarsi verso le aree rurali e, inevitabilmente, verso le infrastrutture viarie.
La semplice installazione di dissuasori ottici e acustici, una segnaletica orizzontale e verticale potenziata, o l’erezione di recinzioni selettive, sebbene misure necessarie, rappresentano una soluzione parziale.
È imperativo un approccio integrato e pluridisciplinare che tenga conto delle dinamiche ecologiche profonde e dei cambiamenti del territorio.

Questo implica:* Riqualificazione degli habitat: Promuovere la creazione di corridoi ecologici che permettano agli animali di spostarsi in sicurezza tra le aree selvatiche, riducendo la necessità di attraversare le strade.
* Gestione attiva della popolazione: Implementare programmi di controllo della popolazione di cinghiali che vadano oltre gli abbattimenti, favorendo, ove possibile, la riintroduzione di predatori naturali o l’utilizzo di tecniche di controllo non letali.

* Pianificazione territoriale: Integrare la tutela della biodiversità e la prevenzione dei conflitti uomo-fauna nei piani urbanistici e territoriali, limitando l’espansione delle aree antropizzate in prossimità degli habitat naturali.
* Educazione e sensibilizzazione: Informare e sensibilizzare la popolazione, in particolare gli automobilisti, sui rischi di incidenti causati da fauna selvatica e sull’importanza di adottare comportamenti responsabili.

* Collaborazione interistituzionale: Rafforzare la collaborazione tra enti locali, province, regioni, veterinari, cacciatori, associazioni ambientaliste e comunità scientifiche, per condividere informazioni, coordinare interventi e sviluppare soluzioni innovative.

L’incidente sulla 590 non può essere considerato solo un episodio di sicurezza stradale, ma come un campanello d’allarme che sollecita una revisione complessiva delle politiche di gestione del territorio e di tutela della biodiversità.
Solo un approccio olistico e sostenibile potrà garantire la sicurezza delle persone, la salvaguardia della fauna selvatica e la preservazione del paesaggio, restituendo equilibrio a un ecosistema in profonda trasformazione.
La prudenza alla guida, unita a una visione strategica a lungo termine, è l’unica via per affrontare questa sfida complessa.

- pubblicità -
- pubblicità -
- Pubblicità -
- pubblicità -
Sitemap