L’inchiesta della Procura di Ivrea ricostruisce un presunto sistema organizzato: allevamento abusivo, documenti falsi e centinaia di animali venduti nonostante gravi problemi di salute.
Un presunto giro di traffico illecito di cani è finito al centro di un’indagine della Procura di Ivrea che ha portato a processo sei imputati, accusati a vario titolo di associazione a delinquere, maltrattamento e commercio illegale di animali. L’inchiesta nasce da accertamenti complessi condotti dalle forze dell’ordine e ha ricostruito un sistema che, secondo l’accusa, avrebbe sfruttato la vendita di cuccioli in condizioni di salute precarie per ottenere guadagni consistenti.
Al centro delle indagini ci sarebbe un allevamento abusivo situato nella frazione Boschetto di Chivasso, dove gli animali sarebbero stati tenuti in spazi sovraffollati e in condizioni igieniche insufficienti. Un ambiente che, secondo gli investigatori, avrebbe favorito la diffusione di malattie tra i cuccioli.
Cuccioli venduti come sani anche se malati
Il meccanismo contestato dagli inquirenti sarebbe stato semplice quanto redditizio: i cuccioli venivano messi in vendita presentandoli come cani sani e di razza, mentre in realtà molti di loro soffrivano di patologie o difetti congeniti. In alcuni casi i problemi di salute sarebbero stati molto gravi.
Tra gli episodi citati nelle indagini figura la vendita di un bassotto dichiarato sano ma cieco dalla nascita, uno dei casi che avrebbe contribuito a far emergere la situazione.
Le inserzioni, secondo gli investigatori, venivano pubblicate su noti siti di annunci online, dove i cani erano presentati come esemplari di razza pura. In realtà, spesso si trattava di meticci o animali provenienti da cucciolate allevate senza controlli veterinari adeguati.
Un giro d’affari da centinaia di migliaia di euro
Le indagini hanno ricostruito un’attività durata diversi anni, dal 2018 fino all’ottobre del 2023, durante la quale sarebbero stati venduti quasi 400 cani, per un guadagno complessivo stimato in circa 230 mila euro.
Secondo l’accusa, nemmeno dopo i primi interventi delle autorità l’attività si sarebbe fermata completamente. Gli investigatori ipotizzano infatti che, dopo un sequestro avvenuto nell’ottobre 2023, alcuni cuccioli siano stati dichiarati morti per eludere i controlli e poi rivenduti.
Il ruolo dei veterinari e le contestazioni
Nel fascicolo dell’inchiesta compaiono anche tre veterinari, accusati di aver registrato informazioni non veritiere nell’anagrafe canina. Gli indagati, tuttavia, respingono le accuse e sostengono di essere stati all’oscuro delle attività illegali contestate agli allevatori.
Per tutti gli imputati sarà ora il tribunale a stabilire eventuali responsabilità. Il procedimento giudiziario, che prende avvio dopo la chiusura delle indagini, dovrà chiarire se dietro la vendita dei cuccioli si nascondesse davvero un’organizzazione strutturata dedita al traffico di animali.

