Rimasto solo dopo la morte della padrona in un bombardamento, il meticcio ha attraversato quasi tremila chilometri grazie a una rete di volontari. Oggi vive a Castellamonte.
La sua storia comincia nell’est dell’Ucraina, in un piccolo insediamento rurale nella regione di Donetsk, a pochi chilometri da Kramatorsk, una delle aree più colpite dal conflitto. Oliver viveva con la sua padrona fino a quando un bombardamento ha distrutto quella normalità e le ha tolto la vita. Da quel momento il cane è rimasto senza famiglia.
Per un periodo una vicina aveva provato a prendersi cura di lui, ma anche quella soluzione è durata poco. Con l’intensificarsi dei combattimenti, la donna è stata costretta a evacuare insieme ad altri civili. Nel caos della fuga, con pochissimo spazio sui mezzi blindati utilizzati per lasciare l’area, ha potuto portare con sé soltanto un gatto. Oliver è rimasto indietro, davanti alla porta della casa ormai vuota.
Una scena che racconta una delle conseguenze meno visibili della guerra: migliaia di animali domestici lasciati nelle zone di combattimento non per scelta, ma perché chi scappa sotto le bombe spesso può salvare solo se stesso.
L’incontro con i volontari italiani
Il destino del cane cambia quando entra in scena Roberto Falletti, fondatore dell’associazione umanitaria “La Memoria Viva” di Castellamonte. Durante una delle missioni organizzate per evacuare civili e portare aiuti nelle cosiddette “zone grigie” del Donbass, il volontario incrocia Oliver.
All’inizio non si ferma: nelle aree di guerra i volontari incontrano molti animali abbandonati e le operazioni di soccorso non consentono soste. Ma quell’immagine resta impressa nella mente di Falletti. Più tardi, ripensando a quel cane che continuava ad aspettare davanti a una porta chiusa, prende una decisione: riportarlo con sé in Italia e offrirgli una nuova casa.
Da allora comincia una lunga procedura fatta di recupero, controlli veterinari, quarantena e documenti sanitari necessari per il trasferimento.
La lunga staffetta verso l’Italia
Il viaggio di Oliver verso la sua nuova vita è stato lungo 2.830 chilometri. Un percorso organizzato grazie a una vera e propria staffetta di volontari, mezzi di soccorso e trasporti che lo hanno accompagnato dalle zone di guerra fino all’Europa occidentale.
Prima il trasferimento verso Leopoli, lontano dalla linea del fronte, poi le tappe successive che lo hanno portato fino al Piemonte. Un tragitto complesso che dimostra quanto sia articolato il lavoro delle reti di volontariato impegnate a salvare animali e persone nelle aree di conflitto.
La nuova vita a Castellamonte
Oggi Oliver vive a Castellamonte, in Canavese, proprio nella casa di Roberto Falletti, l’uomo che ha deciso di salvarlo. Qui ha trovato non solo una famiglia ma anche una nuova compagna: Lulù, un’altra cagnolona arrivata dall’Ucraina e segnata dalla guerra, salvata a sua volta dopo aver vissuto tra le trincee con un soldato poi morto.
La loro presenza racconta una tragedia silenziosa che accompagna ogni conflitto: quella degli animali domestici abbandonati. In molte zone del Donbass i cani sopravvivono formando branchi alla ricerca di cibo e, in alcuni casi, le autorità sono costrette a interventi drastici per contenerne il numero.
Per Oliver, però, la guerra è ormai alle spalle. Dopo migliaia di chilometri e una catena di solidarietà internazionale, il cane rimasto solo davanti a una casa distrutta ha finalmente trovato un luogo sicuro dove ricominciare.

