Un’onda di resilienza: la comunità di Sangiustese si stringe a una famiglia nel segno della solidarietàUn incendio, una distruzione improvvisa, un dolore profondo.
Ma anche una risposta straordinaria, un’esplosione di solidarietà che testimonia la forza di una comunità.
A via Cappo, la piccola Sangiustese si è trasformata in un esempio commovente di resilienza, accogliendo e sostenendo la famiglia Calcagno, duramente colpita da un devastante incendio domestico.
La tragedia si è consumata giovedì 11 dicembre.
Romina Calcagno, insieme al marito Carmelo e ai loro quattro figli – Asia, Nicholas, Nathan e Athena – si è vista improvvisamente privata del proprio alloggio, quando le fiamme hanno divorato la cucina della cascina in cui vivevano.
Un evento traumatico che avrebbe potuto lasciare una famiglia in ginocchio, se non fosse stato per l’immediata e sentita risposta del tessuto sociale sangiustese.
L’appello del Comune per trovare un alloggio temporaneo e raccogliere beni di prima necessità ha riscontrato un’adesione inaspettata e generosa.
Un fiume di donazioni, di gesti di aiuto reciproco, di disponibilità concrete hanno inondato la famiglia Calcagno, rendendo superfluo il prosieguo della raccolta.
“Siamo circondati da persone fantastiche,” confida Romina, con voce ancora segnata dall’emozione, “ci hanno offerto vestiti, stoviglie, coperte… E grazie alla sensibilità di un benefattore locale e all’impegno della sindaca Giosi Boggio, abbiamo trovato una casa e siamo di nuovo tutti insieme.
“Questa rete di supporto si è estesa ben oltre i confini della sfera privata, coinvolgendo istituzioni scolastiche e associazioni locali.
Insegnanti e genitori dei compagni di Nathan hanno offerto il loro aiuto, testimoniando un senso di comunità che va al di là delle convenzioni sociali.
Nonostante questo abbraccio collettivo, emergono ombre di frustrazione legate alla lentezza dei soccorsi.
Romina non esita a sollevare dubbi sull’efficienza dell’intervento dei servizi di emergenza: “Abbiamo chiamato più volte, ma i soccorsi sono arrivati con un ritardo inaccettabile.
L’ambulanza è intervenuta almeno quindici minuti dopo che mio cognato aveva già accompagnato mio marito in ospedale.
” Un ritardo che, forse, avrebbe potuto mitigare l’entità dei danni.
La scena più drammatica resta legata al marito Carmelo e al figlio Nathan, i quali, nel tentativo di spegnere le fiamme, hanno rischiato la vita.
Carmelo, attualmente ricoverato in terapia intensiva con gravi ustioni e difficoltà respiratorie, è uscito dal coma farmacologico, mentre Nathan, con coraggio, ha tentato di domare l’incendio con un estintore.
La causa? Una pentola rimasta incustodita, una tragica distrazione che ha innescato un inferno.
Un dolore immenso è quello per la perdita del cane di famiglia, un compagno fedele di dodici anni che non è sopravvissuto alle fiamme.
“L’abbiamo chiamato, ma non è sceso.
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Ma a lenire questo lutto insopportabile sono i suoi figli, “Asia e Nicholas sono le mie spalle e la mia testa, mi aiutano ad affrontare queste giornate quasi insopportabili.
Nathan e Athena sono la mia distrazione e i miei sorrisi”.
La vicenda della famiglia Calcagno non è solo una storia di tragedia e dolore, ma soprattutto un inno alla resilienza, alla solidarietà e alla capacità di una comunità di stringersi attorno a chi soffre, offrendo un futuro di speranza e ricostruzione.
Un esempio luminoso che dimostra come, anche nei momenti più bui, la luce dell’umanità possa brillare più intensa che mai.








