Tra capannoni in rovina e una villa dei primi del ’900: il degrado avanza nel cuore della città.
C’è un pezzo di Ivrea che racconta una storia diversa da quella celebrata nei percorsi UNESCO. Una zona industriale dismessa, oggi segnata dall’abbandono e dal degrado, custodisce ancora i resti di un passato produttivo importante, fatto di fabbriche, lavoro e architettura. Tra questi, spicca una villa signorile dei primi del Novecento, un tempo residenza dei proprietari della fabbrica, oggi silenziosa e dimenticata.
L’area nasce come polo produttivo in un’epoca in cui Ivrea cresceva insieme alle sue industrie. La villa padronale, costruita nei primi anni del ’900, rappresentava non solo lo status dei proprietari, ma anche una precisa idea di rapporto tra impresa e territorio. Negli anni Sessanta, quel complesso entrò addirittura nell’orbita della Olivetti, diventando parte di una stagione industriale che ha segnato profondamente l’identità eporediese.

Oggi, però, di quella visione restano muri scrostati, tetti danneggiati e vegetazione che si riprende gli spazi. I capannoni sono vuoti, le finestre sbarrate o rotte, la villa, un tempo elegante, è esposta all’incuria e al rischio di perdita definitiva.
Non si tratta di un’area periferica lontana dagli occhi, ma di un vuoto urbano interno, che convive quotidianamente con quartieri abitati. L’abbandono non è solo una questione estetica: comporta problemi di sicurezza, perdita di valore urbano e una ferita aperta nella narrazione di Ivrea come città attenta alla propria storia.
Il contrasto è evidente: da una parte il patrimonio industriale valorizzato e riconosciuto a livello internazionale, dall’altra luoghi che raccontano lo stesso passato ma che rischiano di scomparire nel silenzio.

Una domanda aperta sul futuro
Il destino di quest’area solleva un interrogativo più ampio: che cosa fare dell’eredità industriale “minore”, quella che non rientra nei circuiti ufficiali ma che è altrettanto identitaria? Recupero, riconversione, messa in sicurezza o almeno tutela minima sono temi che tornano ciclicamente, ma che qui sembrano ancora senza risposta.
Intanto il tempo passa, e con lui si sgretola un pezzo di memoria collettiva. Una memoria che, se non viene riconosciuta e curata, rischia di andare perduta proprio nel cuore della città che di quella storia industriale ha costruito la propria identità.

