Commercio in crisi, centro svuotato e politica ferma: tra proposte inascoltate e scelte discutibili, la città cerca una visione.
Le serrande che si abbassano non fanno più notizia. A Ivrea, come in tante altre città italiane, la chiusura dei negozi è diventata una consuetudine amara, segno di un declino che tocca l’economia, ma anche il cuore della vita cittadina. Solo le località turistiche e le grandi città sembrano reggere, grazie a politiche di promozione e sostegno al commercio di prossimità. Qui, invece, si assiste a un lento spegnersi delle vie del centro, un fenomeno che si può contrastare solo con una visione chiara e azioni concrete.
Il commercio come spina dorsale della città
Un centro vivo non è solo questione economica: è una questione di sicurezza, identità e qualità della vita. Le amministrazioni locali possono e devono agire: con incentivi mirati, bandi per il rilancio del commercio, promozione del territorio e politiche di rigenerazione urbana. Sono strumenti che permettono di rafforzare ciò che resta, stimolare nuove aperture e ricucire un tessuto economico ormai sfilacciato. Ma a Ivrea, denunciano commercianti e cittadini, tutto questo continua a mancare. Manutenzioni irregolari, arredo urbano trascurato, scarsa cura del verde pubablico e una pianificazione frammentata hanno contribuito a trasformare il centro storico in un’area spenta, più attraversata che vissuta.
Le abitudini cambiano, ma non possono diventare un alibi
È vero: lo shopping online ha modificato i comportamenti d’acquisto. Ma questo non può essere la scusa per la passività politica.
“La politica locale ha il dovere di agire, di proporre, di immaginare soluzioni. Nessuno è obbligato a candidarsi: chi lo fa deve avere un progetto, una visione e la volontà di migliorare la vita degli altri, non la propria.”
Il richiamo è diretto e chiaro: governare non è un hobby, né un trampolino per carriere personali. È responsabilità.
L’idea della filodiffusione e lo scontro politico
Durante un incontro pubblico con i commercianti, in Sala Santa Marta, è nata una proposta semplice ma simbolica: installare la filodiffusione nel centro cittadino, almeno nei fine settimana e nei periodi di festa – Natale, Carnevale, San Savino – per creare un’atmosfera accogliente e vitale.
L’idea, presentata all’assessora Gabriella Colosso, avrebbe dovuto aprire un confronto costruttivo. Invece, racconta chi l’ha avanzata, è stata accolta con ostilità e toni difensivi, trasformando un’occasione di dialogo in un episodio di scontro politico.
Nei giorni successivi, la proposta sarebbe stata addirittura screditata pubblicamente, alimentando tensioni tra amministratori e commercianti. A rendere la vicenda più amara, la decisione del Comune di destinare gran parte del bando del Distretto del Commercio agli ambulanti, con l’acquisto di shopper e carrelli, ignorando le richieste di chi tiene aperte le botteghe del centro.
Il commercio dimenticato
L’impressione diffusa è che manchi una strategia e che le scelte vengano fatte senza ascoltare chi vive quotidianamente le difficoltà del territorio.
“Per fare politica servono idee, visione, sensibilità e competenza. Non bastano i sorrisi di circostanza o la ‘politica del gnegne’, quella delle giustificazioni e dei proclami vuoti.”
Ogni errore, ogni occasione persa, si traduce in un’altra serranda abbassata, in un’altra vetrina spenta. Basta una passeggiata in via Palestro per rendersene conto: i locali vuoti si moltiplicano, e il silenzio di fonda è diventato il rumore costante della città.
Un appello per il futuro
Il commercio di vicinato non è un dettaglio marginale dell’economia, ma la spina dorsale della vita cittadina.
Se continua a piegarsi, anche Ivrea rischia di cadere con lui. Servono idee nuove, collaborazione tra istituzioni e operatori, e un piano che metta al centro la rigenerazione urbana, non l’improvvisazione. Ivrea, un tempo laboratorio di visione e innovazione, non può rassegnarsi al ruolo di città spenta. Perché ogni vetrina chiusa è un pezzo di identità che si perde, e ogni strada vuota è una storia che smette di essere raccontata.









