Salta l’accordo Lear-Fipa: incertezza sul futuro dello stabilimento di Grugliasco

Il progetto di reindustrializzazione si interrompe, sindacati e lavoratori restano in bilico.

La trattativa per la reindustrializzazione dello stabilimento Lear Corporation di Grugliasco, che avrebbe dovuto portare alla produzione di microcar elettriche con la newco italo-cinese Fipa, è ufficialmente saltata prima ancora di decollare. Il progetto, nato dall’intesa siglata alla fine del 2025 tra azienda, sindacati e istituzioni, prevedeva che una parte dei circa 374 lavoratori fosse riassorbita nella nuova attività produttiva per realizzare su scala locale i quadricicli elettrici, ma la firma decisiva non è mai arrivata e il piano è stato abbandonato all’improvviso.

I sindacati metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm hanno espresso profondo disappunto per lo stop, definendo la situazione “confusa” e chiedendo chiarezza e responsabilità da parte di Lear, Fipa e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che aveva seguito la vertenza.

Al centro delle preoccupazioni restano centinaia di posti di lavoro in bilico: lo stabilimento di Grugliasco, fino ad oggi impegnato nella produzione di componenti per l’automotive, rimane in una situazione di forte incertezza con la prosecuzione della cassa integrazione straordinaria prevista per area di crisi complessa.

Nel frattempo, è emersa una possibile alternativa industriale: un **interesse preliminare da parte della società veneta Zetronic, attiva nel settore dell’elettronica e dell’assemblaggio industriale, potrebbe riaprire margini di confronto. Tuttavia, i sindacati invitano alla prudenza, sottolineando che la proposta è ancora tutta da verificare in termini di solidità e piani occupazionali e chiedendo un nuovo incontro al Ministero fissato per il 9 marzo per fare il punto della situazione.

La vicenda mette in luce come critica sia la fase di transizione industriale per molti siti produttivi nel Nord Ovest, dove progetti ambiziosi possono naufragare per divergenze commerciali e mancanza di certezze sui piani industriali, lasciando i lavoratori in attesa e il territorio di fronte a nuove sfide occupazionali.

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