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Archiviazione Lattanzio: apre la strada a un ricorso in Europa

Il procedimento giudiziario riguardante la tragica scomparsa di Carlo Lattanzio, avvenuta nella notte del 9 luglio 2024 a Bolzano, si conclude con una decisione significativa: l’archiviazione dell’inchiesta da parte del giudice per le indagini preliminari (GIP) Emilio Schönsberg.

Questa decisione, riportata dal Corriere della Sera, apre la strada a un possibile ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, come anticipato dai legali difensori, Nicola Canestrini e Ruggiero Paolo Vitobello, evidenziando la persistente acredine e la complessità etico-giuridica del caso.

L’evento che ha portato alla morte di Lattanzio si dipana attorno a un intervento dei Carabinieri, richiesto dallo stesso Lattanzio in uno stato di profonda alterazione psichica, riconducibile all’uso di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina.
La dinamica, apparentemente semplice, cela in realtà una serie di interrogativi cruciali relativi all’uso della forza da parte delle forze dell’ordine in situazioni di emergenza e alla responsabilità medica in contesti di tossicodipendenza.
La successiva autopsia ha fornito una chiave interpretativa determinante: il decesso è stato attribuito a un improvviso evento cardiaco, classificato come aritmia o vasospasmo, direttamente correlato all’assunzione di cocaina.

Questa constatazione medico-legale, lungi dal stemperare la vicenda, ne ha esacerbato la complessità, spostando l’attenzione dalla possibile responsabilità dell’intervento dei Carabinieri alla vulnerabilità di individui affetti da disturbi psichici e dipendenze.

I periti nominati dalla Procura hanno concluso che l’impiego del taser, seppur verificatosi, non ha determinato una relazione di causalità, nemmeno concausale, con l’evento fatale.

Questa valutazione, sebbene fondamentale per escludere una responsabilità diretta delle forze dell’ordine, non elimina le zone d’ombra legate all’utilizzo di strumenti meno letali in situazioni di potenziale pericolo.

La difesa, contestando tale valutazione, ha sollevato questioni cruciali riguardanti la prevedibilità delle conseguenze di un intervento che coinvolge soggetti in stato di alterazione psichica.
L’archiviazione del caso, pur basata su una valutazione scientifica precisa, lascia aperte questioni di interesse generale: la necessità di protocolli più efficaci per la gestione di persone in crisi a causa di sostanze stupefacenti, la formazione specifica degli operatori di polizia per affrontare situazioni di emergenza psichiatrica e, in definitiva, la riflessione sulla responsabilità collettiva nella gestione di una problematica sociale complessa come la tossicodipendenza e le sue implicazioni sulla salute pubblica.

La possibile ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo testimonia la profondità delle divergenze interpretative e la necessità di un dibattito ampio e costruttivo su questi temi delicati.

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