Cassazione respinge ricorso Visintin: sanzione e riflessioni sul processo

La recente decisione della Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione, presieduta dal Giudice Giacomo Rocchi, ha sancito l’inammissibilità del ricorso presentato dall’avvocato Paolo Bevilacqua, legale rappresentante di Sebastiano Visintin, marito della compianta Liliana Resinovich.

La sentenza, depositata il 18 novembre 2025, non solo respinge la richiesta di un incidente probatorio finalizzato a una perizia medico-legale, ma impone inoltre una sanzione pecuniaria di 3.000 euro a carico del ricorrente, versati alla Cassa delle Ammende.
La decisione della Cassazione si colloca all’interno di un quadro processuale complesso, segnato dalla volontà di bilanciare il diritto alla difesa con la necessità di garantire la speditezza e l’efficienza del giudizio.

La richiesta di incidente probatorio, infatti, solleva interrogativi cruciali sul ruolo delle prove nel processo penale e sui limiti all’ammissibilità di attività istruttorie volte a chiarire elementi controversi.
La Suprema Corte, in questo caso, ha ritenuto che la perizia medico-legale richiesta non fosse indispensabile per la corretta valutazione dei fatti e non soddisfacesse i requisiti di ammissibilità previsti dalla legge.
L’imposizione del versamento alla Cassa delle Ammende non è una misura isolata, ma una conseguenza diretta della valutazione della colpa, o della condotta negligente, che ha determinato l’inammissibilità del ricorso.
Questo aspetto è particolarmente rilevante, poiché sottolinea come il comportamento del ricorrente, e in particolare la sua errata valutazione delle prospettive di successo della richiesta di incidente probatorio, abbia comportato un’ulteriore onere economico per la collettività.

La decisione della Cassazione non si limita a respingere la richiesta di perizia e a imporre una sanzione pecuniaria.
Essa apre un dibattito più ampio sulle responsabilità del difensore nel processo penale, sulla corretta impostazione delle strategie difensive e sull’importanza di un’attenta valutazione della legge e della giurisprudenza.

Il comportamento del difensore, infatti, deve essere improntato alla prudenza e alla lealtà nei confronti del giudice, evitando di adottare iniziative meramente dilatorie o prive di fondamento giuridico.
In definitiva, la sentenza della Cassazione rappresenta un monito per tutti gli operatori del diritto, e in particolare per i difensori, affinché prestino la massima attenzione alle proprie azioni e decisioni, nel rispetto delle norme processuali e dei principi fondamentali del diritto.
Il caso Visintin/Resinovich, lungi dall’essere un episodio isolato, pone infatti questioni di profonda rilevanza per il futuro del processo penale italiano.
Il bilanciamento tra tutela del diritto di difesa e necessità di garantire un processo equo e celere rimane una sfida costante per il sistema giudiziario.

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