L’accesso all’assistenza oncologica in Europa non è un diritto equamente distribuito, ma una variabile geografica che condiziona profondamente il destino dei pazienti.
Uno studio di recente pubblicazione, destinato ad essere presentato al congresso Esmo 2025, svela un panorama di disparità allarmanti, dove la nascita a Bucarest o a Helsinki può significare la differenza tra la speranza e la rassegnazione.
La mortalità per tumore della cervice, ad esempio, si rivela otto volte superiore in Romania rispetto alla Finlandia, mentre in Ungheria il rischio di decesso per neoplasie polmonari è tre volte e mezzo più elevato rispetto alla Svezia.
Questa eterogeneità si riflette anche nei tassi di sopravvivenza a cinque anni, che calano dal 59,7% dei paesi dell’Europa Settentrionale al 45,0% di quelli Orientali, evidenziando una frattura socio-sanitaria che richiede un’urgente revisione delle politiche europee.
L’analisi, condotta da Alleanza contro il cancro e dalla Rete Oncologica Nazionale, con il supporto finanziario della Commissione Europea attraverso il progetto EunetCcc, ha esaminato i dati di 29 paesi europei – i 27 Stati membri dell’Unione, più Islanda e Norvegia – attingendo dai registri europei Ecir ed Ecis.
Il quadro emergente è quello di una malattia, il cancro, che continua ad essere un potente indicatore di disuguaglianze strutturali e sociali.
La disparità non riguarda solo l’accesso a cure avanzate, ma anche alla prevenzione primaria e alla diagnosi precoce, elementi cruciali per migliorare significativamente i risultati clinici.
I dati del 2022 rivelano un bilancio di circa 1,3 milioni di decessi per tumore, una quota consistente (circa un quarto) del totale dei decessi nell’area studiata.
Il divario medio tra i paesi più e meno colpiti si attesta a 1,6 volte, ma in alcune specifiche localizzazioni tumorali, le differenze si amplificano in modo drammatico.
La Polonia, ad esempio, registra il tasso standardizzato di mortalità più elevato (331 per 100.000 abitanti), con una stima di 24.000 decessi in eccesso rispetto alla media europea.
Al contrario, Malta si distingue per i risultati più favorevoli (209 per 100.000 abitanti), con 271 decessi in meno di quanto previsto.
La sopravvivenza, elemento chiave per valutare l’efficacia dei sistemi sanitari, riflette in modo vivido questa frattura.
La media europea si attesta al 54,2%, ma la differenza tra le aree più virtuose e quelle più problematiche si traduce in un gradiente di ben 1,3 volte, sottolineando la necessità di un approccio mirato e personalizzato per affrontare le sfide specifiche di ciascun paese.
Questa analisi non solo quantifica le disparità, ma sollecita un dibattito urgente sulla necessità di garantire l’equità nell’accesso alle cure oncologiche come diritto fondamentale di ogni cittadino europeo.
Si tratta di un imperativo etico e un investimento nel futuro della salute del continente.






