La pressione sulle strutture di emergenza del Friuli Venezia Giulia ha raggiunto livelli critici durante le festività natalizie e post-natalizie, manifestando una crisi sistemica che trascende la semplice gestione del picco influenzale.
Le emergenze sanitarie, già intrinsecamente complesse, si sono acuite, rivelando fragilità strutturali e squilibri nel sistema di cura regionale.
L’Ospedale Santa Maria degli Angeli di Pordenone ha evidenziato un incremento significativo degli accessi rispetto agli anni precedenti, con un aumento di circa quaranta casi giornalieri.
Questa impennata ha generato ripercussioni dirette sulla qualità dell’assistenza, con tempi di attesa inaccettabili per i pazienti con codici di priorità minori, che in alcuni casi hanno superato le sette ore.
Un dato allarmante che riflette una disfunzione nel triage e nella gestione dei flussi.
La situazione non è meno problematica all’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine, dove, sebbene l’Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale minimizzi la presenza di criticità, i sindacati (Fials) hanno rilevato un’affluenza di oltre cento persone in attesa, alimentata da una carenza di personale, un fattore strutturale e persistente.
La chiusura degli studi medici di medicina generale durante le festività ha esacerbato ulteriormente la situazione, deviando un flusso di pazienti che, in condizioni normali, sarebbero stati gestiti in ambito ambulatoriale.
Il Pronto Soccorso dell’Ospedale Cattinara di Trieste ha vissuto giornate di intenso lavoro, con attese prolungate, in alcuni casi superiori alle sei ore, per i codici meno urgenti.
La frustrazione dei pazienti è tale da indurli, in alcuni casi, a rinunciare all’assistenza, una chiara indicazione del deterioramento del rapporto di fiducia tra cittadino e sistema sanitario.
Il caso estremo segnalato a Palmanova, con un paziente anziano costretto ad attendere quasi trenta ore su una barella, non è un evento isolato, ma il sintomo più evidente di una crisi logistica ed assistenziale profonda.
La concomitanza con un’ondata influenzale ha certamente contribuito al sovraffollamento, ma non può giustificare tempi di attesa così prolungati e condizioni di dignità umana compromesse.
L’insieme di questi elementi – aumento degli accessi, carenza di risorse umane, chiusura degli studi medici, difficoltà logistiche – converge verso una fotografia impietosa: il sistema di emergenza del Friuli Venezia Giulia si trova a operare con risorse insufficienti, incapace di rispondere adeguatamente alle esigenze della popolazione.
Questa situazione non è solo un problema sanitario, ma anche un problema sociale ed economico, che richiede interventi urgenti e strutturali, finalizzati a rafforzare il personale sanitario, ottimizzare i percorsi di cura e promuovere una medicina territoriale più efficace, in grado di intercettare i bisogni di salute della comunità prima che si trasformino in emergenze.
È necessario un cambio di paradigma che metta al centro la prevenzione, la prossimità e la collaborazione tra tutti gli attori del sistema sanitario.

