L’Epifania, festa che celebra la rivelazione della luce divina, si configura come un momento particolarmente significativo per riflettere sul valore della speranza e, soprattutto, sull’importanza del dialogo interculturale e della riconciliazione.
In un’epoca segnata da divisioni e conflitti, il significato intrinseco di questa ricorrenza assume un’urgenza inedita, un monito a superare le barriere che ci separano.
Recentemente, durante un incontro con Sua Santità Papa Leone XIV, ho avuto l’opportunità di illustrare le motivazioni profonde che hanno portato Gorizia e Nova Gorica a essere riconosciute Capitale Europea della Cultura per il 2025.
La nomina non è frutto del caso, ma il risultato di un percorso di trasformazione radicale.
Gorizia, storicamente afflitta dalle cicatrici profonde del confine, un territorio martoriato da decenni di separazione e dolore, ha saputo evolvere, riconvertendo un elemento di divisione in un simbolo di cooperazione e armonia.
L’iniziativa “Go! 2025” incarna questa visione di cambiamento.
In particolare, il festival “Terre di Pace”, ideato e promosso in collaborazione con le principali organizzazioni religiose del territorio, rappresenta un’espressione tangibile di questo impegno.
“Terre di Pace” non è semplicemente un evento culturale; è un laboratorio di convivenza, uno spazio dedicato all’ascolto reciproco e alla condivisione di prospettive diverse.
L’essenza di questo progetto risiede nella volontà di creare un tavolo di confronto, un luogo in cui leader religiosi, rappresentanti delle comunità e cittadini possano incontrarsi, scambiarsi idee ed esperienze, alimentando un cammino comune.
Questo percorso si fonda sul rispetto incondizionato delle identità individuali e delle diversità culturali, riconoscendo che la ricchezza di una società risiede proprio nella pluralità delle sue voci.
La costruzione della pace, come ho sempre sostenuto, non può essere delegata alle istituzioni o ai governi.
Essa germoglia dal basso, attraverso l’impegno quotidiano di persone che scelgono di abbattere i muri dell’incomprensione, favorendo il dialogo e l’empatia.
Imparare ad ascoltare, a comprendere i punti di vista altrui, anche quando essi differiscono dai nostri, è un atto di coraggio e di civiltà.
Solo attraverso questa consapevolezza possiamo aspirare a un futuro di convivenza pacifica e di prosperità condivisa, onorando pienamente lo spirito dell’Epifania.

