Epifania in Friuli: Riti, Storia e Tradizioni Millenarie

Il 6 gennaio, il Friuli celebra l’Epifania con tre rituali profondamente radicati nella sua identità storica e culturale, testimonianze di un passato ricco di significati religiosi, politici e comunitari.
Questi riti, che si perpetuano a Cividale del Friuli, Gemona e Tarcento, offrono uno sguardo privilegiato sulle complesse stratificazioni che hanno plasmato il territorio e la sua popolazione.

A Cividale, il fulcro della celebrazione è la Messa dello Spadone, un evento di notevole solennità risalente al 1366.
La funzione, officiata in latino nel Duomo di Santa Maria Assunta, commemora l’ingresso del Patriarca Marquardo von Randeck, figura centrale nel panorama politico e religioso del Friuli.

Von Randeck, proveniente dalla Germania, non solo introdusse la cerimonia, di origine germanica, ma rappresentò un punto di svolta nell’amministrazione del territorio, segnando un’epoca di consolidamento del potere patriarcale.
La presenza della spada, simbolo dell’autorità temporale e spirituale del Patriarca, elevata durante la celebrazione, evoca un legame diretto con un passato di potere e dominio.

L’immediata successiva rievocazione storica, con centinaia di figuranti in costume, non è solo uno spettacolo, ma una vera e propria immersione nella storia, un atto di memoria collettiva che coinvolge l’intera comunità.
Gemona, invece, onora l’Epifania con la Messa del Tallero, una tradizione che riflette un momento cruciale nella storia del Friuli: il passaggio dalla Repubblica di Venezia all’Arciducato d’Austria.
Il rito, nato alla fine del Settecento, è intriso di significati simbolici: l’offerta del tallero d’argento incarna un patto di collaborazione tra le istituzioni civili e religiose, un gesto di fiducia e di sottomissione al nuovo potere costituito.

Il tallero, piccolo ma prezioso, rappresenta la continuità della vita economica e sociale, nonostante il cambiamento politico.

La Messa del Tallero è dunque un’espressione di resilienza e adattamento, un modo per la comunità di riaffermare la propria identità in un contesto storico mutato.
A Tarcento, la tradizione epifanica assume una connotazione ancora più arcaica e propiziatoria.

Il Pignarûl Grant, con il suo suggestivo falò acceso a Coia, è un rito legato alla divinazione del futuro.

Il Vecchio Venerando, figura centrale e custode della tradizione, guida la cerimonia che culmina con l’interpretazione del percorso del fumo.
Questa interpretazione, questa “lettura” del futuro, è considerata un presagio per l’anno venturo, un momento di speranza e di riflessione collettiva.
L’introduzione del nuovo Venerando, Andrea Maroè, sottolinea la continuità del rito e la trasmissione del sapere ancestrale.
Il gran spettacolo pirotecnico che segue non è solo un evento di intrattenimento, ma un’ulteriore espressione di gioia e di ottimismo per il futuro che attende la comunità.

In sintesi, queste tre celebrazioni, pur nella loro diversità, costituiscono un patrimonio culturale inestimabile, un tessuto connettivo che lega il Friuli al suo passato, illuminando il presente e proiettando la comunità verso il futuro.

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