Gemona, 50 anni dopo: fede, resilienza e un futuro da costruire

Cinquant’anni dopo il sisma che sconvolse il Friuli, Gemona si erge a simbolo di resilienza e rinnovazione, celebrando un anniversario carico di significato con una Messa solenne che trascende la mera commemorazione.

Più che un ricordo del passato, questo momento collettivo si configura come una profonda riflessione sullo spirito di unità che ha animato la comunità friulana, immediatamente dopo la catastrofe e nei lunghi anni successivi dedicati alla ricostruzione.
L’assessore regionale alle Finanze, Barbara Zilli, ha sottolineato come questa eredità, forgiata nel dolore e illuminata dalla fede, rappresenti un patrimonio inestimabile da custodire e nutrire.
La Messa del Tallero, presieduta dall’arcivescovo di Udine, mons.

Lamba, con la concelebrazione dell’arciprete don Valentino Costante, ha evocato le immagini di una comunità che, di fronte alla devastazione, ha saputo rispondere con un’incredibile forza d’animo, manifestando solidarietà, mutuo soccorso e una responsabilità condivisa.

Oggi, in un’epoca segnata da crescenti fenomeni di isolamento sociale ed egoismo, questa capacità di aggregazione e di condivisione appare più che mai cruciale.

Zilli ha espresso il fervido auspicio che il patto di solidarietà si traduca in un impegno quotidiano, permeando ogni aspetto della vita comunitaria.
Un tessuto sociale vivace, intessuto di relazioni autentiche, di partecipazione attiva in ambito sportivo, culturale e educativo, di volontariato e di iniziative volte a coinvolgere le nuove generazioni.

Solo in questo modo, una comunità può costruire un futuro solido e prospero.

La celebrazione ha visto l’esecuzione del Credo secondo l’antica tradizione di Aquileia, un privilegio riservato alle sedi apostoliche più antiche, un’eco di storia e di fede che ha riempito il Duomo.
L’atto simbolico della consegna del Tallero, dono del sindaco all’arcivescovo, è stato accompagnato dalla Berakhà, una delle più antiche benedizioni bibliche, e da un gesto unico nella liturgia occidentale, l’incensazione, di origine bizantina.
Il bacio della pace sul prezioso gioiello gotico del Lionello, la litania di origine antiochea e il canto dell’antifona Tu es Sacerdos Magnus hanno sigillato il rito, conferendogli una solennità e un’eleganza senza pari.

Mons.
Costante ha ricordato come l’arcivescovo Lamba abbia dedicato un momento di preghiera per le vittime del sisma, un segno di vicinanza e di profondo rispetto.

La celebrazione, ha commentato Zilli, non è solo un ricordo del passato, ma un messaggio di speranza e di unità che parla al presente, proiettandosi verso il futuro, alimentato dalla fede e dalla resilienza di una comunità che ha saputo trasformare il dolore in opportunità di crescita e di rinnovamento.
Un patrimonio spirituale e culturale da tramandare alle future generazioni.

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