Il lutto per la perdita di Alessandro Venier, 35 anni, si protrae in un limbo burocratico a Gemona (Udine), cinque mesi dopo la macabra scoperta del suo corpo smembrato, rinvenuto in un bidone all’interno della sua abitazione.
L’autorizzazione alla celebrazione del rito funebre, un diritto fondamentale negato alla famiglia e agli affetti del defunto, resta sospesa in attesa del *nulla osta* da parte della Procura, un’attesa carica di implicazioni legali e morali.
La vicenda, che ha sconvolto la comunità locale, ruota attorno a due figure femminili accusate di omicidio volontario premeditato e pluriaggravato: Lorena Venier, madre della vittima, considerata l’ideatrice e l’esecutrice materiale del gesto atroce, attualmente detenuta a Trieste, e Mailyn Castro Monsalvo, compagna di Venier e madre del suo neonato, ristretta nell’Istituto a custodia attenuata di Venezia.
La dinamica precisa che ha condotto a questo drammatico epilogo è ancora oggetto di approfondite indagini e perizie, con la Procura che necessita di certezze definitive per ricostruire il quadro completo degli eventi.
Il fulcro della questione risiede nell’attendibile causa del decesso.
Gli esami tossicologici, il cui esito dovrebbe essere disponibile entro gennaio 2026, rappresentano un tassello cruciale per accertare se la morte sia stata causata da un’overdose di farmaci sedativi o da soffocamento, elementi essenziali per determinare la responsabilità e l’intenzionalità delle accuse.
La Procura, guidata dal pm Giorgio Milillo, si trova a gestire una situazione complessa, dove la necessità di garantire la correttezza del procedimento giudiziario si scontra con il desiderio di offrire alla famiglia del defunto la possibilità di elaborare il lutto con dignità.
Il procuratore capo di Udine, Massimo Lia, ha recentemente espresso l’auspicio che le indagini siano giunte a una fase decisiva, indicando che il quadro degli eventi si stia progressivamente delineando.
Il suo commento suggerisce un imminente completamento delle perizie e delle consulenze tecniche, preparatorio alla fase processuale vera e propria, in cui le accuse dovranno essere provate in sede giudiziale.
Parallelamente all’indagine penale, permangono questioni di natura civile e familiare.
Si prevede che Mailyn Castro Monsalvo sarà trasferita nel carcere della Giudecca, a Venezia, nei prossimi mesi.
Allo stesso tempo, il Tribunale dei Minori di Trieste si dovrà pronunciare sulla richiesta di affido della neonata, figlia di Venier e Castro Monsalvo, ai nonni materni in Colombia.
Questa decisione avrà un impatto significativo sulla vita della piccola, orfana di padre e con un futuro incerto.
La vicenda Venier solleva, in definitiva, interrogativi profondi sulla fragilità dei legami familiari, sulla possibilità di atti di violenza inauditi e sulla complessità del sistema giudiziario, chiamato a bilanciare i diritti delle parti coinvolte e a garantire la giustizia per la vittima.
L’attesa del *nulla osta* funebre, oltre che un adempimento burocratico, si configura come un simbolo del dolore sospeso e della ricerca di un senso in una tragedia che ha segnato profondamente una comunità.






