Lo Spadone Patriarcale: fede, storia e riflessioni a Cividale

La solennità dello Spadone, un rito di ineguagliabile risonanza nel panorama del culto cattolico, ha illuminato oggi la Basilica di Santa Maria Assunta, tessendo un filo invisibile tra fede, memoria storica e senso di appartenenza civica.
Sei secoli e cinquanta-nove anni separano l’atto originario, il 1366, dall’odierna celebrazione, un’eco perpetua dell’intreccio complesso e fecondo tra potere spirituale e autorità temporale che ha plasmato le origini del Patriarcato di Aquileia, con Cividale del Friuli come fulcro.

La denominazione della celebrazione deriva dallo Spadone Patriarcale, l’imponente stocco che accompagnò il Patriarca Marquardo von Randeck nel suo ingresso trionfale nella città.

Più che un mero oggetto, lo Spadone incarna la precarietà e la necessità di bilanciare le gerarchie di potere.
Durante la liturgia, scandita dalle antiche formule latine, un retaggio prezioso di una tradizione aquileiese profondamente radicata, il diacono brandisce l’arma, non come gesto di benedizione, ma come segno di saluto, in un simbolismo che riflette l’equilibrio dinamico, e spesso fragile, tra potere religioso e civile.
La spada, dunque, non proclama dominio, ma riconosce la coesistenza di autorità diverse.
L’omelia officiata dal parroco monsignor Livio Carlino ha elevato la solennità a occasione di riflessione critica.

L’esortazione è stata netta: vigilare contro le promesse ingannevoli dei falsi salvatori e denunciare l’uso strumentale della verità per consolidare il potere.
Con lucidità profetica, l’omelia ha smontato l’illusione che la sicurezza possa essere garantita attraverso l’accumulo di armamenti, evidenziando come la vera via verso il dialogo e la riconciliazione passi attraverso un disarmo radicale, inteso come impegno a rinunciare alla violenza e all’aggressività.
La giustificazione della violenza, in ogni sua forma, è stata definita una profanazione, un’offesa alla sacralità della vita.

L’attenzione si è poi rivolta al tema cruciale della sanità pubblica, un servizio essenziale per il bene comune.
Il parroco ha ricordato l’impegno di coloro che hanno difeso il presidio ospedaliero locale, testimoniando le contraddizioni e le sfide del sistema sanitario.
L’auspicio formulato è che le strutture sanitarie evolvano in luoghi di accoglienza e umanità, dove l’individuo, in particolare il più vulnerabile e il più debole, sia al centro dell’attenzione e della cura.

Si tratta di riaffermare un modello di assistenza che superi la mera dimensione tecnica, riscoprendo il valore intrinseco della relazione umana e della compassione.
Con la consuetudine che lega la celebrazione alla sua rievocazione storica, la funzione religiosa si è conclusa con l’emozionante corteo medievale che ripercorre l’ingresso solenne del Patriarca.
Un tripudio di colori, suoni e costumi, che riporta alla mente un’epoca di transizione e di profondo cambiamento, un’eredità culturale che continua a plasmare l’identità di Cividale e del Friuli.
Il corteo non è solo spettacolo, ma un’immersione nella storia, un invito a riflettere sul significato del potere, della fede e dell’appartenenza.

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