Osteria da Marino: Un’Anima Triestina da Riscoprire

Osteria da Marino: Un Ecosistema Sociale nel Cuore di TriesteLungi dall’essere un mero omaggio celebrativo per il centenario, “Osteria da Marino.

Una storia triestina” si rivela un’indagine profonda e affascinante su un luogo che incarna l’anima stessa della città giuliana.
Scritto con passione e rigore da Micol Brusaferro, giornalista esperta di Trieste, e Francesca Sarocchi, professionista del settore immobiliare con una sensibilità acuta per le dinamiche umane, il libro trascende la biografia di un esercizio commerciale per divenire una vera e propria cronaca sociale.
In un contesto urbano sempre più dominato dal turismo di massa, Trieste rischia di perdere la propria identità, la propria memoria collettiva.
L’osteria da Marino, paradossalmente, si è preservata come un’anomalia positiva, un rifugio per chi cerca autenticità e convivialità.

È uno dei pochi luoghi ancora aperti fino a tarda notte, non solo per l’aperitivo, ma come punto di aggregazione, un luogo dove le storie si intrecciano e i confini sociali si sfumano.

Brusaferro e Sarocchi, con la loro profonda conoscenza del luogo e un’attenta ricerca d’archivio, hanno restituito a Marino un ruolo storico ben più ampio di quello di un semplice bar.
L’osteria è stata, nel tempo, un vero e proprio catalizzatore di eventi, un punto focale per la vita della comunità.
La sua storia affonda le radici nel 1925, quando Samuele Cesana apre una caffetteria in via del Ponte, nel cuore del ghetto ebraico.

Un luogo che, in poco tempo, si rivela un punto di riferimento per molti, grazie alla sua atmosfera accogliente e alla qualità dei suoi prodotti.
La sua brusca interruzione nel 1940, a causa delle leggi razziali, rappresenta una ferita profonda nella memoria collettiva triestina.
La riapertura, anni dopo, ad opera di Marino Furlan, segna una svolta cruciale: la caffetteria si trasforma in osteria, dando vita a un nuovo spirito di condivisione e di autenticità.
Furlan non solo preserva il patrimonio di oggetti e ricordi accumulati dalla precedente gestione, ma infonde al locale una nuova vitalità, rendendolo un luogo di incontro e di scambio.

L’osteria, nel corso dei decenni, è stata teatro di innumerevoli storie, un luogo dove si sono create amicizie, si sono presi accordi, si sono condivise gioie e dolori.
La presenza del libro del “puf” (debito), dove gli avventori annotavano le consumazioni, testimoniava la profonda fiducia che si creava tra la clientela e il gestore.
Un’atmosfera di tale familiarità e di mutuo rispetto attirò persino un gruppo di uomini che vi fondarono un circolo massonico, consolidando ulteriormente il ruolo di Marino come fulcro della vita sociale triestina.

Con l’avvento del nuovo millennio, l’osteria ha vissuto un periodo di relativo declino, dovuto al cambiamento delle abitudini e all’emergere di nuove forme di aggregazione.

Tuttavia, l’afflusso turistico, pur modificando alcuni aspetti del locale, ha contribuito a preservarne l’essenza, grazie alla gestione di Ivan Glavinic e Niels Guermonprez, che hanno saputo mantenere vivo lo spirito di libertà, di rilassatezza e di accoglienza che da sempre contraddistingue l’osteria.

Il libro di Brusaferro e Sarocchi, come suggerito dalla citazione di Raymond Chandler che lo introduce, non è un prodotto preconfezionato, ma un distillato di storie, di ricordi, di emozioni.
Un’opera che ci invita a riscoprire il valore dei luoghi autentici, di quelli che custodiscono la memoria di una comunità e che ci permettono di sentirci parte di qualcosa di più grande.

Un’ode all’osteria da Marino, un microcosmo di Trieste, un ecosistema sociale che continua a pulsare nel cuore della città.

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