Premariacco: Rinasce il Campo PG57, spazio di memoria e dialogo.

Il recupero e la riqualificazione del campo di prigionia PG57 a Premariacco (Udine) rappresentano un’iniziativa di profondo significato storico e umano, un progetto ambizioso denominato Campo PG57, che si concretizza con l’obiettivo di trasformare un luogo di sofferenza in un potente spazio di memoria e dialogo.

L’area di Grupignano/San Mauro, testimonianza silenziosa degli eventi bellici, accolse durante la Seconda Guerra Mondiale migliaia di soldati neozelandesi e australiani, catturati principalmente nelle campagne africane, un tragico tributo al conflitto che sconvolse il mondo.

Il campo PG57, oggi perlopiù dimenticato, è ridotto a una presenza spettrale, con solo la cappella costruita dai prigionieri stessi a rappresentare un frammento tangibile del passato.

Questa piccola chiesa, oggetto di un precedente restauro negli anni ’90 grazie all’intervento dell’Associazione nazionale genieri e trasmettitori d’Italia, diventerà il fulcro di un percorso di riscoperta e ricostruzione.

Il progetto, frutto della collaborazione tra il Comune di Premariacco e l’Associazione Campo PG57, mira a restituire dignità all’area, attualmente degradata e abbandonata.
La riqualificazione prevede non solo la sistemazione del territorio circostante la cappella, ma anche la ricostruzione fedele di una serie di baracche in legno, ognuna destinata a una funzione specifica, creando una rappresentazione tangibile delle condizioni di vita dei prigionieri.

L’esperienza del visitatore sarà arricchita da diversi elementi: un percorso museale interattivo documenterà la storia del campo e le vicende dei suoi occupanti, proiezioni di documentari storici offriranno testimonianze dirette e immagini d’epoca, e una riproduzione virtuale in 3D permetterà di immergersi nell’atmosfera del campo, offrendo una prospettiva unica e coinvolgente.

Il finanziamento del primo lotto del progetto segna una tappa cruciale nella sua realizzazione, permettendo la ricostruzione della prima baracca, un simbolo tangibile del campo attivo tra il 1941 e il 1943.
Questa ricostruzione, più che un semplice esercizio di archeologia industriale, si configura come un luogo di profonda commozione, un invito a riflettere sulle conseguenze della guerra e sull’importanza della memoria collettiva.

Il progetto si inserisce nel più ampio quadro dei “Parchi culturali” regionali, evidenziando il suo valore non solo storico e culturale, ma anche il suo potenziale educativo e di promozione del dialogo interculturale, un monito costante per le generazioni future affinché le tragedie del passato non si ripetano.
È un’opportunità per favorire la comprensione reciproca e la costruzione di un futuro basato sulla pace e sul rispetto dei diritti umani.

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