Riscoperta del Riso Friulano: Un Segnale di Speranza per il Territorio.

Rinascita di una tradizione: il riso friulano si fa avanti.

Un’iniziativa coraggiosa e innovativa segna un punto di svolta per l’agricoltura friulana: il Consorzio di produttori ha completato il suo primo raccolto di riso Sant’Andrea, una varietà quasi dimenticata che affonda le sue radici nella storia e nel territorio del Friuli Venezia Giulia.
Su una superficie iniziale di 12,5 ettari, distribuiti strategicamente nei comuni di Porpetto, Camino al Tagliamento, Varmo e San Vito di Fagagna, questo primo raccolto rappresenta non solo un successo agricolo, ma anche un atto di riscoperta e valorizzazione di un patrimonio culturale e gastronomico locale.

Il progetto, guidato dal presidente Valentino Targato e sostenuto da un gruppo di cinque aziende agricole, ambisce a superare i confini attuali, con l’obiettivo di espandere la coltivazione a oltre cento ettari nel prossimo anno.

La visione del Consorzio va oltre la semplice produzione agricola: si tratta di creare una filiera del riso completamente friulana, un ecosistema economico che offra opportunità e speranza alle nuove generazioni di agricoltori, spesso scoraggiate dalla competizione globale e dalle difficoltà del settore.

La scelta di coltivare in asciutta testimonia un approccio agricolo attento alla sostenibilità e all’utilizzo ottimale delle risorse idriche, un elemento cruciale nel contesto climatico attuale.
L’importanza di questa iniziativa è stata riconosciuta a livello istituzionale, con il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, che ha sottolineato il valore del riso come emblema del Made in Italy, incarnazione di qualità, tradizione e innovazione.
Natalia Bobba, presidente dell’Ente nazionale risi, ha evidenziato l’impegno verso la salubrità e la sostenibilità, fattori sempre più determinanti per i consumatori e per la competitività sul mercato.

La sfida posta dal Consorzio non avviene in un contesto privo di ostacoli.
L’eurodeputato Alessandro Ciriani ha denunciato le pratiche di dumping perpetrate da Paesi extra UE, che utilizzano metodi di produzione dannosi per l’ambiente e spesso basati sullo sfruttamento della manodopera, inclusa quella minorile.

Queste pratiche sleali mettono a rischio la sopravvivenza delle aziende agricole italiane, che si distinguono per la loro attenzione alla qualità, alla sicurezza alimentare e al rispetto dell’ambiente.
Il riso friulano rappresenta dunque un segnale di speranza e un modello per un’agricoltura più responsabile e resiliente, capace di coniugare tradizione e innovazione, qualità e sostenibilità, e di offrire un futuro migliore alle comunità rurali.

Il successo di questo progetto testimonia la forza di un territorio che crede nel valore del suo patrimonio e nella capacità dei suoi imprenditori di affrontare le sfide del futuro.

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