La Santa Sede, in stretta collaborazione con la Conferenza Episcopale Italiana (Cei), intensifica il suo impegno diplomatico e spirituale per affrontare la drammatica situazione umanitaria a Gaza e ripristinare un dialogo costruttivo tra le parti in conflitto.
Papa Leone, in un contesto segnato dalla riunione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, ribadisce con forza la necessità urgente di un cessate il fuoco, richiamandosi alla posizione storica della Santa Sede che riconosce lo Stato palestinese.
In coincidenza con l’anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II e in memoria di San Giovanni XXIII, figura emblematica dell’enciclica *Pacem in Terris* e del suo appassionato appello ai leader americani e sovietici durante la crisi dei missili a Cuba, Papa Leone presiederà un momento di preghiera a Piazza San Pietro.
Sarà un’iniziativa che coinvolgerà i fedeli in un mese intero di recita del Rosario, un atto di supplica per la pace e la riconciliazione.
Il Pontefice americano, rispondendo a domande dei giornalisti durante un suo intervento proveniente da Castel Gandolfo, ha espresso una prospettiva complessa: pur riconoscendo che il riconoscimento formale dello Stato palestinese potrebbe concorrere a favorire la causa del popolo palestinese, sottolinea l’ostacolo cruciale della mancanza di volontà di ascolto reciproco.
Questa assenza di dialogo attivo rende, al momento, la situazione particolarmente difficile.
Papa Leone ha aggiunto, con un velato accenno alle dinamiche geopolitiche, che gli Stati Uniti potrebbero essere tra gli ultimi a riconoscere la Palestina, suggerendo una riflessione più ampia sui percorsi per garantire il rispetto e la dignità di entrambi i popoli coinvolti.
Contemporaneamente, dal Consiglio episcopale che si è concluso a Gorizia, i vescovi italiani, pur evitando la definizione di “genocidio” – un termine che necessita di un’attenta valutazione alla luce del diritto internazionale – lanciano un appello categorico rivolto al Governo e, implicitamente, alle istituzioni europee.
Questo appello si fa eco alle voci che si sono levate nelle piazze italiane, testimoniando una crescente preoccupazione e un desiderio di cambiamento.
La nota, intitolata “Sia pace in Terra Santa!”, esprime una richiesta pressante per porre fine a qualsiasi forma di violenza inaccettabile contro la popolazione civile a Gaza e per la liberazione degli ostaggi.
I vescovi italiani insistono sull’imperativo rispetto del diritto umanitario internazionale, invocando la necessità di porre fine all’esilio forzato della popolazione palestinese, vittima di un’offensiva militare israeliana e sottoposta alla pressione di Hamas.
Riconfermano la “soluzione dei due popoli, due Stati” come la via più promettente verso un futuro di convivenza pacifica e duratura.
L’appello dei vescovi si unisce agli appelli della società civile, sollecitando un impegno concreto da parte del Governo italiano e delle istituzioni europee per promuovere la cessazione delle ostilità e avviare un processo di pace genuino.
La Santa Sede, in sintesi, continua a perseguire un ruolo attivo e multilaterale per favorire un futuro di giustizia, dignità e convivenza pacifica in Terra Santa.






