Il provvedimento di sequestro disposto dalla Procura della Repubblica di Pordenone sulla seggiovia del Piancavallo, a pochi giorni dall’incidente che ha visto coinvolto un trentaduenne, solleva interrogativi complessi sulla sicurezza degli impianti a fune e le responsabilità connesse.
L’evento, verificatosi il 24 dicembre, ha avuto conseguenze drammatiche per il giovane, originario della provincia di Pavia, che ha riportato lesioni gravissime e necessitava di un immediato trasferimento in ospedale per cure specialistiche.
Sebbene le sue condizioni stiano evolvendo positivamente, la vicenda ha innescato un’indagine che ha portato al blocco dell’impianto, con ripercussioni immediate sull’economia locale e sulle attività ricreative della zona.
Il sequestro, misura cautelare volta a preservare prove e prevenire ulteriori rischi, ha temporaneamente sospeso una delle principali infrastrutture sciistiche della regione, generando disagi non solo per gli appassionati di sport invernali, ma anche per i gestori della baita adiacente, un’attività commerciale profondamente legata al funzionamento della seggiovia e dove l’infortunato stesso era impiegato.
La ricostruzione dell’accaduto, secondo le prime evidenze emerse, ha visto il 32enne precipitare dall’impianto a seguito di un infortunio particolarmente violento.
La dinamica sembra indicare che una rete di protezione, sollecitata da raffiche di vento sostenute, si è smossa, intrappolando il giovane e provocandone la caduta contro un palo in cemento armato.
Questo dettaglio cruciale introduce elementi importanti per l’inchiesta, focalizzandosi non solo sulla corretta manutenzione dell’impianto, ma anche sulla vulnerabilità delle misure di sicurezza in condizioni meteorologiche estreme.
L’inchiesta della Procura è ora orientata a valutare la conformità dell’impianto agli standard di sicurezza previsti, verificando la regolarità delle procedure di manutenzione ordinaria e straordinaria, l’adeguatezza delle reti di protezione e la corretta valutazione dei rischi connessi alle condizioni ambientali.
Si porranno inoltre interrogativi sulla progettazione dell’impianto, tenendo conto della sua localizzazione e dell’esposizione ai venti, e sulla formazione e la competenza del personale addetto alla gestione e alla manutenzione.
Il caso del Piancavallo, pertanto, non si limita a un singolo incidente, ma si configura come un campanello d’allarme che pone al centro la necessità di una revisione più ampia dei protocolli di sicurezza degli impianti a fune, con particolare attenzione alla resilienza delle misure di protezione nei confronti di eventi atmosferici avversi.
La vicenda evidenzia, inoltre, l’importanza di una cultura della sicurezza condivisa tra gestori, autorità di controllo e operatori del settore, al fine di minimizzare i rischi e garantire la salvaguardia dell’incolumità pubblica.







