L’aula del Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) di Trieste si è aperta oggi, intorno alle ore 10, per affrontare una fase cruciale nell’indagine che riguarda l’autore degli attentati di “Unabomber”.
L’attività processuale, definita “incidente probatorio”, mira a esaminare una monumentale perizia tecnica, un documento di trecento pagine arricchito da un’appendice di oltre diecimila pagine di allegati, il cui completamento ha richiesto oltre due anni di meticolosa analisi.
Il fulcro della discussione ruota attorno ai risultati di questa superperizia, un’indagine genetico-forense di portata eccezionale.
L’analisi dei reperti rinvenuti sui luoghi degli attentati, che hanno insanguinato il Nord-Est italiano per oltre trent’anni, ha permesso l’estrazione e l’analisi di cinque differenti profili genetici, potenzialmente utilizzabili come tracce per future indagini.
Un dato significativo è che, a eccezione di due peli appartenenti ad agenti di polizia giudiziaria che hanno partecipato alle operazioni di recupero e disinnesco degli ordigni, i profili genetici estratti non presentano corrispondenze con il profilo genetico di alcuno degli individui attualmente indagati, né con quello degli inquirenti coinvolti nell’operazione e dei cittadini che, in qualità di soccorritori o testimoni, sono stati a contatto con i manufatti esplosivi.
Questo risultato, apparentemente negativo, non esclude a priori la potenziale utilità della perizia, ma ne sottolinea la complessità e la necessità di un’interpretazione estremamente accurata.
L’udienza si prospetta particolarmente lunga e complessa.
La presenza di numerosi avvocati, che rappresentano sia gli indagati, sia alcune delle vittime degli attentati, testimonia la delicatezza e la rilevanza del caso.
Sono inoltre presenti i consulenti tecnici della Procura, i professori Giampietro Lago ed Elena Pili, i quali hanno curato la redazione della superperizia e che saranno chiamati a illustrarne dettagliatamente i metodi, i risultati e le implicazioni, affrontando possibili obiezioni e fornendo chiarimenti ai presenti.
La loro testimonianza rappresenta un momento cruciale per la comprensione della perizia e per la valutazione della sua validità probatoria.
La discussione si concentrerà non solo sui risultati oggettivi, ma anche sulla metodologia utilizzata, sull’integrità dei campioni analizzati e sulla corretta applicazione delle tecniche di analisi del DNA, elementi essenziali per garantire l’affidabilità e la credibilità della prova scientifica.

