La recente designazione di Consalvo alla presidenza dell’Autorità Portuale di Trieste (ADSP MAO) rappresenta, in apparenza, un segnale di sollievo per un comparto cruciale per l’economia locale, sprovvisto di leadership da quasi un anno.
Tuttavia, questo atto solleva interrogativi profondi e rivela, ancora una volta, una preoccupante distanza tra l’amministrazione comunale e le dinamiche strategiche che riguardano il futuro della città.
Questa constatazione emerge con forza da una dichiarazione congiunta dei consiglieri comunali di opposizione, Alberto Pasino (Lista Russo Punto Franco), Giovanni Barbo (PD), Riccardo Laterza (Adesso Trieste) e Alessandra Richetti (M5S), che ripercorre le vicende politiche che hanno preceduto questa nomina, a partire da una mozione presentata in precedenza e finora ignorata.
L’assenza di una leadership portuale per un periodo così prolungato, successivo all’addio di D’Agostino, non è semplicemente una questione procedurale, ma il sintomo di un approccio gestionale miope, orientato esclusivamente a un’ottica di sviluppo prevalentemente turistico, a scapito di settori vitali per la vocazione storica e l’identità stessa di Trieste.
Si tratta di una visione limitata che non considera il porto come un motore economico complesso, un nodo logistico strategico e un elemento imprescindibile per la competitività territoriale.
La carenza di una guida autorevole ha avuto conseguenze tangibili e quantificabili.
I dati relativi al traffico portuale parlano chiaro: un crollo drammatico del numero di container movimentati, con percentuali in picchiata che riflettono un progressivo svuotamento delle attività commerciali e una crescente perdita di competitività.
Il calo, misurato in -61% a maggio, -53% a giugno, -50% a luglio, -59% ad agosto, -48% a settembre, non è un mero dato statistico, ma la manifestazione di un danno economico pesante, un’emorragia di risorse e opportunità che avrebbero potuto essere contrastate con una gestione più attenta e proattiva.
Il trasferimento di traffico verso porti concorrenti come Capodistria e Fiume non è solo una perdita di volumi, ma anche un depotenziamento della posizione di Trieste nel contesto regionale e internazionale.
Questo fenomeno rischia di compromettere la capacità della città di attrarre investimenti, creare posti di lavoro e mantenere un ruolo di primo piano nel panorama commerciale del Mediterraneo.
La nomina di Consalvo, pur accolta con una certa speranza, non può cancellare il danno causato dall’inerzia dell’amministrazione.
È necessario che questa designazione sia accompagnata da un cambio di paradigma, un ripensamento radicale delle priorità e un impegno concreto a sostenere lo sviluppo del porto come elemento centrale della strategia di crescita della città.
L’opposizione chiede con forza che si avvii un dialogo costruttivo e trasparente con tutte le parti interessate, al fine di definire un piano strategico pluriennale che metta al centro le esigenze del porto e del territorio, superando visioni settoriali e promuovendo una visione integrata e lungimirante.
Il futuro di Trieste dipende dalla capacità di comprendere e valorizzare il ruolo fondamentale del suo porto.

