Tiziano Bernard, trentatré anni, incarna un paradosso geografico e professionale che va ben oltre la semplice esperienza di un espatriato.
Insignito del prestigioso riconoscimento di miglior istruttore di aviazione civile negli Stati Uniti dall’AOPA (Aircraft Owners and Pilots Association) nella primavera scorsa, il triestino ha ricevuto il sindaco Roberto Dipiazza in un incontro che celebra un percorso accademico e lavorativo di straordinaria levatura, intessuto di radici profonde nel territorio d’origine.
Bernard non si definisce un “cervello in fuga”.
Al contrario, la sua presenza all’estero è il risultato di una concatenazione di circostanze favorevoli, un’opportunità inattesa che non ha saputo rifiutare, senza mai nutrire il desiderio di abbandonare la sua identità triestina e italiana.
La sua storia riflette un fenomeno complesso: quello di talenti che, pur operando con successo all’estero, mantengono un forte legame con il proprio paese, e anzi, rappresentano un ponte tra culture e competenze diverse.
Il percorso formativo di Bernard è un esempio di eccellenza.
Dopo gli studi presso l’International School of Trieste, si è trasferito negli Stati Uniti nel 2011, intraprendendo un curriculum accademico rigoroso e multidisciplinare.
La laurea in Ingegneria Aerospaziale al Florida Institute of Technology (2015), arricchita da una magistrale in Prove di Volo Sperimentale (2016) e un dottorato di ricerca in Ingegneria Cognitiva (2018), testimonia una passione per l’aviazione che si coniuga con una solida base scientifica e una capacità di analisi e problem-solving di alto livello.
Oggi, Bernard opera in un contesto internazionale, insegnando all’Embry-Riddle Aeronautical University e impartendo lezioni di volo per Savannah Aviation, un’attività nata come impiego part-time e poi cresciuta esponenzialmente.
Questa esperienza gli permette di contribuire alla formazione della prossima generazione di piloti, condividendo le sue conoscenze e competenze in un ambiente dinamico e stimolante.
Tuttavia, il futuro professionale di Bernard rimane intrinsecamente legato all’Italia.
Il rientro definitivo richiederebbe un processo di conversione dei titoli di studio e delle abilitazioni, una procedura burocratica che, con un sorriso, definisce “Se son rose fioriranno”.
Questo commento suggerisce un atteggiamento di fiducia e ottimismo, una speranza che le opportunità per un suo ritorno possano concretizzarsi, permettendogli di mettere le proprie competenze al servizio del territorio che lo ha visto crescere.
La sua storia è un esempio di come il talento italiano possa brillare a livello internazionale, senza mai dimenticare le proprie radici, e di come il futuro possa riservare nuove opportunità per chi sa cogliere le sfide che la globalizzazione offre.

