Udine Checkpoint: Salute LGBTQIA+ in un ambiente sicuro e inclusivo

Ogni giovedì sera, dalle 19:00 alle 20:30, una nuova iniziativa prende vita a Udine: Udine Checkpoint, un presidio sanitario innovativo e inclusivo ospitato nella sede del CAN CARRA in Via Grazzano 57.

Questo spazio rappresenta una risposta concreta alla necessità di servizi di prevenzione e supporto per la comunità LGBTQIA+, offrendo un accesso facilitato e privo di barriere a test diagnostici fondamentali e a un colloquio aperto sulla salute sessuale e affettiva.
L’idea nasce dalla constatazione, espressa dalla presidente di Arcigay Udine fur!, Sara Rosso, della carenza di un punto di riferimento sanitario non legato alle strutture ospedaliere, un luogo dove la comunità LGBTQIA+ potesse sentirsi accolta, ascoltata e protetta da giudizi o stigmatizzazioni.
Udine Checkpoint si propone quindi come un laboratorio di cura partecipata, dove le esperienze di chi cerca aiuto e quelle del personale medico e infermieristico si intrecciano per creare un ambiente di fiducia e condivisione.
Il progetto non è un’iniziativa isolata, ma si inserisce in un contesto nazionale in evoluzione.
Riprendendo l’esperienza pionieristica di Milano, dove da oltre sette anni un ex spazio industriale accoglie migliaia di persone ogni anno, e ispirandosi al successo del servizio bolognese, che ha già superato i 5.000 test annuali, Udine Checkpoint si configura come un elemento di una rete più ampia di “salute diffusa”, un modello riconosciuto e studiato anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Il Checkpoint offre una gamma di servizi essenziali: test rapidi gratuiti e anonimi per HIV, sifilide ed epatite C (HCV), counseling peer-to-peer focalizzato sulla sessualità, l’affettività e il benessere generale, e orientamento verso i servizi territoriali più adatti, che spaziano dalla prescrizione della PrEP al supporto psicologico.

L’elemento distintivo è la presenza di “safe space” gestito da operatori e operatrici formatə, figure di riferimento che garantiscono un ambiente sicuro e accogliente.

Questo modello rappresenta un cambiamento di paradigma nell’accesso alla cura, superando le tradizionali dinamiche istituzionali e promuovendo un approccio più umano, partecipativo e centrato sulla persona.

Non si tratta semplicemente di somministrare test, ma di creare un luogo di incontro, di ascolto e di empowerment, dove ogni individuo possa sentirsi libero di esprimere le proprie esigenze e di prendere in mano la propria salute sessuale e affettiva.

L’iniziativa si configura dunque come un investimento nel benessere della comunità e un passo avanti verso una società più inclusiva e consapevole.

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