Gianni Fiorito: L’Impronta Fotografica del Cinema e del TerritorioIl libro “Lo sguardo attivo di Gianni Fiorito”, curato da Amando Andria, Alessia Brandoni e Fabrizio Croce, si configura come un’indagine affascinante sull’arte e il ruolo del fotografo di scena nell’era contemporanea.
Attraverso un dialogo serrato con i tre critici cinematografici, Fiorito, figura di spicco nel panorama della fotografia italiana, ripercorre il proprio percorso professionale, svelandone le peculiarità e le riflessioni più profonde.
L’opera si distacca dalle convenzioni del genere, proponendo un approccio innovativo: descrivere un film attraverso un’unica immagine, un frammento fotografico capace di condensare l’essenza narrativa e di ancorarla al contesto geografico e sociale.
Questa pratica, sviluppata da Fiorito nel corso di vent’anni di collaborazione con Paolo Sorrentino e altri registi di fama internazionale (Malick, Corsicato, Turturro, De Bernardi), mira a costruire una mappa visiva dell’Italia contemporanea, un affresco composto da istantanee di storie e di luoghi.
Fiorito delinea un ideale di fotografo di scena come figura discreta e sensibile, quasi un’ombra nel vortice frenetico del set.
La sua presenza deve essere impercettibile, attenta a non disturbare la macchina da presa, il lavoro dei tecnici, la concentrazione degli attori e, soprattutto, l’ispirazione del regista.
Quest’ultimo, secondo Fiorito, è il custode del film, il padrone di casa, e il fotografo ne è un ospite rispettoso, chiamato a interpretare la sua visione e ad anticiparne le intenzioni.
L’ambizione di Fiorito va oltre la semplice documentazione del lavoro sul set.
Il fotografo aspira a catturare l’anima del film attraverso un’immagine che non solo rappresenti la narrazione, ma che riveli anche il dietro le quinte, l’operato dei tecnici e l’identità del territorio.
Questa visione si traduce in un approccio meticoloso e riflessivo, che richiede sopralluoghi approfonditi, osservazione attenta e una profonda comprensione del contesto culturale e sociale.
Il libro offre uno sguardo retrospettivo sull’evoluzione tecnologica della fotografia, da un’era in cui la trasmissione di un’immagine richiedeva l’utilizzo della telefoto, a un presente dominato dalla velocità e dalla facilità di elaborazione digitale.
Fiorito sottolinea come, nonostante i progressi tecnologici, l’etica del fotografo rimanga il principio guida, la bussola che orienta la sua pratica.
Dietro ogni scatto deve esserci una riflessione, un’idea precisa su come raccontare la realtà, evitando la superficialità e la manipolazione.
Il volume, in un’epoca segnata dalla proliferazione dei selfie, si interroga sul significato dell’immagine e sul suo ruolo nella costruzione dell’identità.
Fiorito sembra suggerire che la ricerca di un’immagine perfetta possa rappresentare una forma di evasione dalla realtà, una fuga dalla complessità dell’esperienza umana.

