Adriatico: Un progetto integrato per il turismo crocieristico.

L’Adriatico, bacino marittimo cruciale per l’economia e la geopolitica del Mediterraneo, necessita di una visione strategica integrata per quanto riguarda lo sviluppo del turismo crocieristico.

Questa riflessione, recentemente riaffiorata dalle parole del nuovo presidente del porto di Trieste, Marco Consalvo, apre una prospettiva inedita: un “progetto Adriatico” che superi le logiche frammentate e individuali che attualmente caratterizzano la gestione dei porti della regione.

La frammentazione attuale si traduce in investimenti spesso duplicati e inefficienti.

Ogni porto – Bari, Ravenna, Venezia, Trieste – sviluppa autonomamente il proprio terminal crocieristico, sostenendo costi ingenti senza considerare la sinergia potenziale che una pianificazione coordinata potrebbe generare.
Questa dispersione di risorse e competenze rischia di compromettere la competitività dell’intero sistema adriatico a livello globale.
La visione proposta da Consalvo implica un cambiamento di paradigma: non più la somma di iniziative locali, ma un’orchestrare di risorse e competenze a livello macro-regionale.
Un’analisi approfondita del mercato crocieristico, condotta a livello governativo, dovrebbe precedere ogni investimento pubblico, definendo priorità e allocando risorse in modo ottimale.

Questo approccio richiede un accordo formale tra i porti italiani, finalizzato a condividere informazioni, coordinare strategie e massimizzare i benefici per tutti gli attori coinvolti.

Il “progetto Adriatico” non deve limitarsi al turismo crocieristico, ma dovrebbe integrarsi con altre iniziative strategiche, come lo sviluppo del corridoio Imec (Infrastructures for the Mediterranean Sea Energy Connectivity), che lega l’Europa centrale all’Asia, e l’apertura verso i mercati del Far East.

Trieste, in particolare, con la sua posizione geografica, può svolgere un ruolo chiave come hub logistico verso l’Europa centrale e orientale, sfruttando appieno il potenziale commerciale offerto anche dal Mercosur.

La recente crisi del Canale di Suez, con la conseguente riduzione del traffico, ha evidenziato la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento globali e l’importanza di diversificare le rotte commerciali.

La ripresa del traffico attraverso il Canale sarebbe un segnale positivo per il porto di Trieste, ma il futuro richiede una maggiore resilienza e una capacità di adattamento proattiva.
L’ammodernamento delle infrastrutture portuali è imprescindibile.
L’espansione del porto di Trieste, attraverso investimenti mirati, è un passo necessario per affrontare le sfide di un mercato globale sempre più competitivo.

Parallelamente, l’attenzione alla sostenibilità ambientale, l’innovazione tecnologica e la formazione del capitale umano dovranno costituire pilastri fondamentali per garantire la prosperità e la competitività del porto nel lungo termine, contribuendo a plasmare un “progetto Adriatico” che sia veramente all’altezza delle sue potenzialità strategiche.

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