La persistente emergenza infortunistica in Friuli Venezia Giulia, nonostante una lieve contrazione dei casi denunciati, solleva interrogativi urgenti e richiede un’analisi approfondita delle dinamiche sottostanti.
I dati ufficiali, presentati dalla Cgil in vista del convegno “Morire di lavoro”, rivelano un quadro tutt’altro che rassicurante: tra gennaio e settembre, 11.502 incidenti sul lavoro hanno segnato il territorio regionale, con 14 decessi, un numero che, seppur inferiore rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, non può essere considerato accettabile.
L’apparente diminuzione complessiva nasconde variazioni territoriali significative: a Trieste, i casi denunciati hanno registrato un incremento (+1,8%), mentre a Udine e Gorizia si osservano cali rispettivamente dello 0,4% e dell’8,6%.
Pordenone, invece, mostra una sostanziale stabilità.
Queste disomogeneità suggeriscono che le misure di prevenzione e sicurezza non sono state uniformemente efficaci e che le specifiche realtà lavorative richiedono approcci mirati.
Il settore delle costruzioni si conferma un focolaio di rischio, rappresentando una quota significativa degli infortuni denunciati e una percentuale preoccupante degli incidenti mortali.
Questa criticità riflette spesso una combinazione di fattori, tra cui la precarietà dei rapporti di lavoro, la pressione sui tempi e sui costi, la mancanza di formazione adeguata e la scarsa applicazione delle normative in materia di sicurezza.
Il contesto nazionale dipinge un quadro ancora più allarmante: un aumento generalizzato dei casi denunciati e un numero di decessi che, con una media di tre al giorno, trasformano la tragedia sul lavoro in una costante, una “normalità” inaccettabile.
Questo dato, unito alla latitanza di politiche efficaci e di un intervento istituzionale incisivo, evidenzia una profonda responsabilità collettiva.
Il convegno “Morire di lavoro” si propone di far luce su queste problematiche, attraverso la proiezione del documentario “Articolo 1” di Luca Bianchini, che racconta le storie di vittime e sopravvissuti, e la presentazione del libro “Operaicidio” di Marco Patucchi e Bruno Giordano, che indaga le cause sistemiche e le responsabilità che conducono alla perdita di vite umane sul luogo di lavoro.
La tavola rotonda, con la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, dei datori di lavoro e dei sindacati, mira a promuovere un dibattito costruttivo e a individuare soluzioni concrete per migliorare la sicurezza e la salute dei lavoratori.
L’intervento di Paola Senesi, segretaria nazionale Fillea Cgil, concluderà l’evento, offrendo una prospettiva nazionale e sollecitando un impegno rinnovato a tutti i livelli.
Al di là dei dati statistici e delle iniziative specifiche, è fondamentale un cambiamento culturale che ponga la tutela della vita e della dignità dei lavoratori al centro dell’attenzione, promuovendo una cultura della prevenzione, della responsabilità e della partecipazione attiva di tutti gli attori coinvolti.
La memoria delle vittime non deve essere un semplice lutto, ma uno stimolo costante per un futuro più sicuro e giusto.

