L’esame parlamentare della proposta di legge costituzionale originata dall’iniziativa del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, incentrata sulla ridefinizione degli equilibri territoriali e amministrativi, si protrae con un’intensità rinnovata.
Il provvedimento, volto a reintrodurre figure di enti di area vasta dotati di autonomia gestionale e organi eletti direttamente dai cittadini, ha suscitato un dibattito che coinvolge non solo i legislatori nazionali, ma anche le dinamiche di collaborazione tra Stato e autonomie regionali.
La discussione, svoltasi in Aula alla Camera in presenza del Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli, ha intrecciato l’analisi della riforma statutaria del Trentino Alto Adige con la proposta friulano-veneziana, giunta alla fase cruciale della terza lettura parlamentare.
Calderoli ha enfatizzato il significato di questa iniziativa come manifestazione di un rapporto costruttivo tra il governo centrale e la Regione di provenienza della proposta, sottolineando come il processo legislativo abbia visto una costante revisione e un’attenta consultazione con il Consiglio regionale, il cui parere, come egli stesso ha affermato, si è rivelato determinante per il proseguimento dei lavori parlamentari.
La sua dichiarazione suggerisce che l’inerzia riformatrice non sarebbe stata perseguita senza il consenso della Regione di origine, evidenziando il ruolo cruciale del dialogo e della concertazione tra i diversi livelli istituzionali.
Il Ministro ha espresso un’opinione favorevole al ripristino delle province, un tema che ha segnato profondamente il dibattito pubblico negli ultimi anni.
Ha fatto riferimento alle conseguenze inattese della riforma Delrio, implicitamente criticandola per aver compromesso l’efficienza e l’efficacia dell’organizzazione territoriale.
L’auspicio di Calderoli non si limita al mero ripristino delle province, ma riflette una visione più ampia di autonomia regionale e di valorizzazione delle identità locali, con particolare riferimento alla Regione Friuli Venezia Giulia.
L’affermazione “l’autonomia è sacra” denota un principio cardine della sua visione politica, rafforzato dalla provenienza regionale della proposta.
La retorica utilizzata dal Ministro, con riferimenti espliciti ad “allergie” e “orticaria” ogni volta che si parla di “enti di area vasta”, rivela una profonda avversione verso una formulazione che, a suo avviso, tradisce la sostanza del ripristino delle province.
Questa insistenza sulla denominazione “Province” sottolinea la volontà di restituire alla realtà amministrativa non solo una struttura, ma anche un’identità e un significato storico-culturale.
In definitiva, la proposta di legge si configura non solo come un atto di ripristino istituzionale, ma anche come un’occasione per riflettere sul ruolo delle autonomie locali, sulla necessità di un equilibrio tra centralizzazione e decentramento, e sulla qualità della rappresentanza democratica a livello territoriale.
Il dibattito parlamentare in corso è quindi destinato ad avere implicazioni significative per il futuro assetto dello Stato e delle sue relazioni con le regioni.







