Trieste: Memoria, Dialogo e l’Ombra del Passato

Trieste, città portuale dal passato imperiale complesso, si erge come un luogo singolare nel panorama italiano: l’unico comune nazionale a custodire le cicatrici tangibili di un campo di concentramento, completo di un crematorio operante, un macabro retaggio del dominio tedesco.

Questa peculiarità storica, lungi dall’essere un mero dato di cronaca, impone una responsabilità morale profonda alla comunità triestina, particolarmente in ragione del suo ruolo di meta di viaggi della memoria e di punto di convergenza per iniziative volte a promuovere il dialogo interreligioso.
Queste considerazioni sono state esplicitate dal vescovo Enrico Trevisi, a margine di un incontro promosso dalla Diocesi nell’ambito della Giornata per l’approfondimento del dialogo cattolico-ebraico.
Il Monumento nazionale della Risiera di San Sabba, simbolo potente di quel tragico passato, non può limitarsi a una funzione museale.

Deve incarnare una testimonianza viva, un monito costante contro l’abuso di potere e la disumanizzazione.
La riflessione storica, però, non può essere disgiunta dall’analisi del presente.

Il vescovo Trevisi ha sottolineato come, pur mantenendo una posizione ponderata sulle dinamiche geopolitiche riguardanti la questione palestinese, sia imprescindibile l’attenzione e la prudenza derivanti dall’esperienza triestina.

La storia locale ha tragicamente dimostrato come, in assenza di vigilanza e di una solida cultura della memoria, una spirale di delegittimazione possa sfociare nell’individuazione di capri espiatori, culminando in atti di violenza di massa e sterminio.
Il rabbino capo Alexander Meloni ha condiviso un allarme diffuso, riscontrabile sia in Italia che in Europa: un preoccupante risveglio dell’antisemitismo, con un linguaggio che si è improvvisamente liberato da catene reticenti.
Questa nuova ondata di ostilità rende urgente una risposta culturale e sociale di ampio respiro.
Il 27 gennaio, Giorno della Memoria, rischia di trasformarsi in un mero esercizio formale, privo di un impatto duraturo.

La sua efficacia, a suo avviso, richiederebbe una preparazione costante, un percorso di riflessione protratto per 364 giorni, culminante in quella giornata che dovrebbe rappresentare la sua naturale conclusione, anziché un punto di partenza effimero.

Il Giorno della Memoria, per poter assolvere pienamente al suo significato, deve sollecitare una riflessione continua e un impegno concreto per la promozione dei valori di tolleranza, rispetto e comprensione reciproca, contrastando attivamente ogni forma di intolleranza e discriminazione.
Il suo significato non si esaurisce in una commemorazione annuale, ma si proietta in un impegno quotidiano per la costruzione di una società più giusta e inclusiva.

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