Tumori, in Europa mortalità maschile in calo del 7,8%: in Italia 15 mesi per le nuove terapie
Ogni anno, in Europa, sono 2,7 milioni i nuovi casi di cancro, pari a 5 ogni minuto. Dall’altro lato, grazie alle campagne di prevenzione e a cure sempre più efficaci, dal 1988 a oggi sono stati evitati circa 7,3 milioni di decessi oncologici nell’Unione europea. Nel 2026 sono stimate circa 1.230.000 morti per tumore, con una diminuzione del 7,8% per gli uomini e del 5,9% per le donne rispetto al periodo 2020-2022. Il carcinoma polmonare nei maschi fa registrare la diminuzione più consistente (-22,5%).
L’innovazione non si traduce solo in vite salvate, ma anche nella possibilità di reinserire nel tessuto sociale e produttivo le persone che hanno vissuto l’esperienza del cancro. In Europa infatti, i costi indiretti, legati soprattutto alla perdita di produttività determinata dalla malattia, sono diminuiti del 16% in circa 30 anni, da 97 miliardi di euro nel 1995 a 82 miliardi nel 2023. Restano però criticità nell’accesso alle terapie innovative. Nel Vecchio Continente, infatti, in media viene reso disponibile solo il 51% dei nuovi farmaci approvati dall’ente regolatorio europeo (Ema) e servono 655 giorni per accedervi (nel 2025). Il nostro Paese presenta dati migliori, anche se i tempi sono ancora troppo lunghi. L’Italia, infatti, garantisce l’accesso all’89% dei farmaci anticancro approvati da Ema e, in questa classifica, è seconda in Europa dopo la Germania (91%) (Austria 86%; Spagna 73%; Francia 68%). Nel nostro Paese, però, devono trascorrere 470 giorni, cioè circa 15 mesi, per la disponibilità delle nuove cure. L’appello per velocizzare i tempi viene dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), nella conferenza stampa ufficiale della società scientifica al congresso della Società europea di oncologia medica (Esmo), che si apre oggi a Madrid.
"Il calo dell’abitudine al fumo negli uomini è la causa della maggiore diminuzione della mortalità oncologica nella popolazione maschile ed è una tendenza presente anche in Italia – spiega Massimo Di Maio, presidente Aiom -. Le terapie innovative non migliorano solo la sopravvivenza, ma favoriscono anche il ritorno al lavoro e alla vita sociale. La riduzione dei costi indiretti del cancro è un risultato molto importante, determinato da cure sempre più efficaci, che devono essere disponibili per tutti i pazienti, perché si possa parlare di equità nell’innovazione. In un anno si sono allungati di oltre 2 mesi in Europa e di circa un mese in Italia i tempi per disporre dei nuovi farmaci anticancro. Nel 2024 in Europa servivano in media 586 giorni, nel nostro Paese 441. In Italia restano ancora criticità legate alle procedure burocratiche e amministrative perché, dopo l’approvazione della rimborsabilità da parte dell’Agenzia italiana del farmaco, in alcune Regioni è necessario attendere l’inserimento nei Prontuari terapeutici regionali. E ulteriori ritardi possono essere causati dalle gare regionali e dalla necessità di inclusione anche nei Prontuari terapeutici ospedalieri. Aiom da molti anni denuncia i ritardi regionali e locali per i farmaci. Va prevista l’immediata disponibilità dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale".
I tempi per accedere alle nuove cure potrebbero essere ulteriormente dilazionati a causa della clausola della "nazione più favorita" (Mfn, Most favored nation), stabilita dall’amministrazione statunitense, che prevede di ridurre i prezzi dei farmaci americani allineandoli a quelli più bassi di altri Paesi, compresa l’Italia. "Questo provvedimento – continua Di Maio – rischia di dilatare ulteriormente i tempi e di generare pesanti ripercussioni sull’assistenza oncologica nel nostro Paese. Le aziende farmaceutiche, infatti, potrebbero decidere di ritardare il lancio di nuove terapie oncologiche innovative in Europa e in Italia o di non renderle del tutto disponibili, per evitare che un prezzo basso locale condizioni o abbassi i ricavi sul più redditizio mercato statunitense".
In 10 anni (2014 – 2023) – secondo gli esperti - in Europa, la spesa per i farmaci anticancro è aumentata da 24,9 miliardi di euro a 64,3 miliardi. Questa crescita è stata trainata da una combinazione di effetti legati ai prezzi e all’incremento del numero di casi di tumore. L’Italia sostiene il 14% della spesa europea per i farmaci oncologici e si colloca al terzo posto dopo Germania (19%) e Francia (19%).
"In Europa, la quota della chemioterapia sulla spesa totale di farmaci oncologici è diminuita dal 22% nel 2014 al 6% nel 2023, superata dalle terapie mirate e dalle immunoterapie – afferma Giuseppe Curigliano, presidente eletto Esmo -. Le sole immunoterapie rappresentano oggi il 29% delle uscite. Questi cambiamenti riflettono il crescente impatto dell’oncologia di precisione, che permette di selezionare la cura adatta per il singolo paziente. Il numero di approvazioni da parte di Ema è aumentato significativamente, passando da una media di un nuovo farmaco all’anno nel periodo 1995-2000 a circa 14 all’anno nel 2021-2024. I Paesi dell’Europa occidentale tendono a rimborsare un maggior numero di terapie e a farlo più rapidamente rispetto all’Europa centrale e orientale. Ad esempio, la Germania ha reso disponibile il 91% dei farmaci oncologici approvati dall’Ema nel periodo 2021-2024 entro poco più di 100 giorni, mentre Romania, Estonia, Malta, Slovacchia e Lettonia si fermano a percentuali pari o inferiori al 20% e il tempo di rimborso si attesta intorno ai 1.000 giorni in Lituania, Romania ed Estonia, determinando forti disuguaglianze, che devono essere superate quanto prima".
“I test sui biomarcatori sono ormai un pilastro della medicina di precisione, perché permettono di identificare la terapia più indicata per ogni singolo paziente – spiega Rossana Berardi, presidente eletto Aiom –. Tecnologie come il sequenziamento di nuova generazione consentono di analizzare simultaneamente molte alterazioni molecolari, ma la complessità dei risultati rende sempre più importante il ruolo dei Molecular Tumor Board, fondamentali per tradurre i dati genomici in decisioni cliniche appropriate. L’Italia dispone di un Servizio sanitario nazionale di grande valore, di una ricerca clinica competitiva e di un patrimonio unico di dati real world, anche grazie ai registri di monitoraggio Aifa. Sono risorse che dobbiamo valorizzare per attrarre ricerca, sperimentazioni e investimenti. Sostenere l’oncologia italiana significa non solo garantire oggi cure migliori ai pazienti, ma contribuire a produrre qui l’innovazione e le evidenze che guideranno le cure di domani".
Si stima che in Europa il 5% della popolazione abbia affrontato una diagnosi di tumore, per un totale di 23,7 milioni di persone.
"In Italia vivono 4 milioni di cittadini dopo la diagnosi di cancro – conclude Di Maio -. Nel 2025, nel nostro Paese, sono stati stimati circa 390.000 nuovi casi. In numerose neoplasie i tassi di sopravvivenza e guarigione sono in aumento. Il 63% delle donne e il 54% degli uomini sono vivi a 5 anni e almeno un paziente su quattro è tornato ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale e può ritenersi guarito. Per migliorare ulteriormente questi risultati, è fondamentale investire nella ricerca e nei programmi di prevenzione".





