La notizia della scarcerazione di Bojan Panic, il 19enne accusato dell’omicidio del padre, ha suscitato numerose reazioni nella città di Trento. Secondo le indagini, l’uomo era stato ucciso con un coltello per difendere la madre, che aveva subito violenze da parte del marito.L’intervento della Procura capofila di Trento ha rilevato come l’azione di Bojan fosse motivata da un giusto impeto difensivo nei confronti delle violenze patite dalla madre. Il procuratore capo, Sandro Raimondi, ha dichiarato che la detenzione del ragazzo sarebbe stata altresì dannosa sotto il profilo personale, evidenziando come non fossero presenti esigenze cautelari.Le autorità giudiziarie hanno valutato con attenzione le circostanze e hanno concluso che non vi erano motivi legittimi per mantenere Bojan agli arresti. La famiglia del giovane, composta dalla madre Milka ed il fratello minore, si è recata presso casa di alcuni parenti dopo la sua scarcerazione.Le rivelazioni sul caso hanno suscitato un dibattito intorno alla nozione di “giusto impeto difensivo” e le conseguenze legali dell’uso della forza in casi di violenza domestica. Alcuni osservatori hanno sottolineato l’esigenza di rafforzare le misure per la tutela dei diritti delle vittime di abusi familiari.In questo contesto, la decisione di scarcerazione di Bojan rappresenta un caso emblematico che richiama attenzione sui problemi della violenza domestica e sulla necessità di una maggiore comprensione e appoggio per le vittime.
Violenza in famiglia: il giovane Bojan Panic viene rilasciato con la motivazione del giusto impeto difensivo.
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