Il segno lasciato da un’esclusione, apparentemente un semplice bocciatura, può rivelarsi terreno fertile per una riflessione più ampia sull’evoluzione del panorama musicale italiano e sulla resilienza artistica.
L’ironica dichiarazione dei Jalisse, accompagnata dall’immagine dei palloncini che recano la cifra “29”, testimonia un percorso costellato di tentativi e ripartenze.
Non si tratta solo di un numero, ma di un’esperienza, un marchio che ne definisce l’identità come artisti.
L’esclusione dal Festival di Sanremo, evento di primaria importanza per la cultura popolare nazionale, rappresenta un crocevia di ambizioni, aspettative e spesso, anche delusioni.
Il Festival, da sempre specchio fedele del sentire collettivo, assume connotazioni complesse quando la porta si chiude a un gruppo che ha dimostrato, nel corso degli anni, di possedere una proposta musicale originale e un legame profondo con il pubblico.
Il riferimento, nel commento, ai Jalisse che “ci rialziamo sempre” evoca un’etica del lavoro, un’incrollabile fede nel proprio percorso artistico, che trascende la mera ricerca del successo effimero.
In questo senso, la loro risposta non è solo una reazione alla mancata partecipazione, ma una dichiarazione di intenti, un messaggio di speranza per tutti coloro che, nel mondo dello spettacolo, si confrontano con la precarietà e la competizione.
L’aggiunta, a firma di Alessandra Drusian e Fabio Ricci, vincitori di Sanremo nel lontano 1997 con “Fiumi di Parole”, è significativa.
Il loro trionfo, ormai datato, rappresenta un’epoca diversa, un contesto musicale e culturale che ha subito profonde trasformazioni.
La loro esperienza, la loro vittoria, diventano un faro per i Jalisse, un incoraggiamento a non arrendersi, a perseverare nel proprio cammino artistico.
“Fiumi di Parole”, brano intriso di melancolia e poesia, risuona come promemoria che il successo, anche quando lo si raggiunge, non cancella le difficoltà e le sfide che si incontrano lungo il percorso.
L’ironia, elemento chiave nella comunicazione dei Jalisse, si configura come meccanismo di difesa, ma anche come strumento di connessione con il pubblico.
Un modo per sdrammatizzare una situazione potenzialmente frustrante, trasformando la delusione in un’occasione di riflessione e di condivisione.
L’esclusione diventa così un punto di partenza per una nuova narrazione, un’opportunità per reinventarsi e per rafforzare il proprio legame con la comunità dei fan.In definitiva, la vicenda dei Jalisse, con la sua cifra “29” che si proietta verso il traguardo del “30”, ci invita a guardare oltre l’apparenza, a cogliere il significato più profondo di un gesto apparentemente insignificante.
Un monito a non giudicare un artista dalla sua capacità di accedere a un palcoscenico prestigioso, ma dalla sua tenacia, dalla sua creatività e dalla sua capacità di trasformare le avversità in opportunità.






