L’ultima giornata dell’assemblea plenaria del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (Cgie), tenutasi a Roma, ha visto l’intervento significativo del Presidente della Fondazione Museo dell’Emigrazione Italiana (Mei), Paolo Masini, un momento cruciale per un’istituzione che si trova all’intersezione tra memoria storica e dinamiche migratorie contemporanee.
L’assemblea del Cgie, piattaforma essenziale per il dialogo e la rappresentanza degli italiani nel mondo, ha offerto un’opportunità unica per riflettere sulle sfide e le potenzialità che caratterizzano l’esperienza della diaspora italiana.
Masini ha sottolineato come il Mei, con la sua duplice missione di conservazione della memoria e di analisi del presente migratorio, senta la responsabilità di collaborare attivamente con il Cgie.
Questa non è solo una questione di supporto istituzionale, ma un riconoscimento della condivisione di obiettivi e una profonda comprensione del ruolo del Mei come ponte tra il passato e il futuro della comunità italiana all’estero.
L’accento è stato posto sull’importanza di un’azione congiunta, segnata da una rinnovata collaborazione con la nuova segreteria generale, guidata da Maria Chiara Prodi, a cui il Presidente ha espresso i suoi migliori auguri.
I primi contatti hanno già generato un fermento di idee e proposte concrete, preludio di un’ulteriore evoluzione del rapporto tra Mei e Cgie.
Il Mei, ha ribadito Masini, aspira a essere un punto di riferimento imprescindibile per gli italiani nel mondo, un luogo di accoglienza e di condivisione, una “casa” dove ritrovare le proprie radici e costruire il proprio futuro.
Il Presidente ha ripercorso le tappe fondamentali che hanno segnato il percorso del Mei, dalla firma del primo accordo con il Cgie in un periodo precedente alla pandemia, fino ad oggi.
Questa revisione storica ha permesso di valutare l’impatto delle iniziative realizzate e di individuare le aree di miglioramento, con l’obiettivo di definire un nuovo accordo, più incisivo e pragmatico, in grado di rispondere alle esigenze in continua evoluzione della comunità italiana all’estero.
Masini ha concluso il suo intervento sottolineando l’urgenza di valorizzare e diffondere una narrazione complessa e stratificata, una “storia popolare e collettiva” che è essenziale per comprendere l’identità italiana e il suo ruolo nel mondo.
È una storia che non si limita al passato, ma che si proietta nel presente e nel futuro, e in cui i membri della diaspora italiana sono, oggi, i protagonisti indiscussi.
Rendere questa storia pienamente accessibile e comprensibile a tutti, è il contributo più importante che il Mei può offrire alla comunità italiana nel mondo.