venerdì 29 Agosto 2025
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Musica e Resistenza: Un Ponte tra Palestina e Cervo

Nel cuore di un conflitto che dilania una terra e un popolo, la musica emerge come un fragile, ma potente, ponte.
Per gli artisti palestinesi, suonare musica classica non è mero esercizio tecnico, ma una dichiarazione di resistenza, un’affermazione della dignità e del desiderio inestinguibile di libertà.

È un atto di creazione che anticipa, che incarna, la possibilità di un futuro dove l’oppressione ceda il passo alla giustizia.

Il complesso Nasmè, insieme al violinista Michael Barenboim, figlio del leggendario Daniel Barenboim, porta questa voce al Festival Internazionale di Musica da Camera di Cervo, offrendo un programma che trascende le barriere culturali e politiche.
L’incontro tra musicisti palestinesi ed europei, in un momento storico così drammatico, assume un significato profondo, che va ben oltre l’apprezzamento artistico, divenendo un atto di solidarietà e un richiamo alla coscienza globale.

Il concerto si apre con “Andante Meditativo” di Salvador ‘Arnita, figura chiave del risveglio musicale palestinese.

Arnita, nato a Gerusalemme e costretto all’esilio a causa della Nakba del 1948, rappresenta un simbolo di resilienza e continuità culturale.

L’esecuzione di Mozart, con il suo quintetto per clarinetto, offre un contrasto e un dialogo con la tradizione palestinese, mentre il Gran Quintetto di Bottesini, con la sua vivace energia italiana, arricchisce ulteriormente il panorama sonoro.

Il concerto culmina con la prima esecuzione italiana di “Palestinian Songs and Dances” di Kareem Roustom, un’opera che celebra la ricchezza e la complessità dell’identità palestinese.

L’impegno del maestro Daniel Barenboim, con la fondazione della West-Eastern Divan Orchestra, testimonia la profonda convinzione nel potere trasformativo della musica.
Michael Barenboim, erede di questa visione, ne condivide l’importanza, pur sottolineando i limiti intrinseci dell’arte di fronte alla brutalità della realtà politica.
La musica può offrire conforto e ispirazione, ma non può sostituire l’azione concreta per porre fine all’ingiustizia e prevenire genocidi.
È un imperativo morale per la comunità internazionale adempiere ai propri obblighi, intervenendo per proteggere i diritti umani e perseguire i responsabili di crimini contro l’umanità.

Attraverso la presentazione della creatività e della maestria palestinese, Nasmè combatte attivamente contro la disumanizzazione sistematica che ancora pervade la percezione occidentale del popolo palestinese.
Ogni nota, ogni melodia, è un atto di sfida, un’affermazione di esistenza, una rivendicazione di dignità e speranza.

La musica, in questo contesto, non è solo bellezza, ma resistenza.

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