La crisi occupazionale che investe Beko Europe a Fabriano si concretizza con l’adesione di 23 dipendenti al piano di incentivazione alla mobilità, un provvedimento frutto di un accordo tripartito tra sindacati, istituzioni e l’azienda stessa, formalizzato presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Questo dato emerge dalle prime due sessioni di conciliazione, svoltesi il 31 luglio e il 28 agosto, e segna l’inizio di una riorganizzazione aziendale che solleva interrogativi sulla futura centralità del distretto produttivo fabrianese.
Il piano, che prevede incentivi economici fino a 90.000 euro a seconda dell’età, fa seguito all’individuazione di un significativo numero di esuberi: fino a 64 operai nello stabilimento di Melano e, in misura ancora più consistente, un massimo di 207 posizioni impiegatizie, concentrate negli uffici centrali di via Aristide Merloni e nel centro di Ricerca e Sviluppo di via Campo Sportivo.
La natura volontaria di queste uscite, pur agevolata da generosi incentivi, non ne attenua la gravità, configurandosi di fatto come una componente cruciale di una procedura di licenziamento collettivo.
Pierpaolo Pullini, segretario Fiom Ancona e responsabile del distretto produttivo fabrianese, sottolinea con preoccupazione che si tratta di posizioni lavorative destinate a scomparire, non più sostituite, e che la perdita di professionalità altamente qualificate rappresenta un colpo significativo per il territorio.
Questo scenario pone a rischio la centralità strategica di Fabriano all’interno delle future strategie aziendali, erodendo il suo ruolo di polo produttivo di riferimento.
A questo quadro negativo si aggiunge la sospensione dell’attività lavorativa di ulteriori 45 persone, temporaneamente allocate in cassa integrazione a zero ore.
Queste figure, impiegate nel centro di Ricerca e Sviluppo dedicato al lavaggio, sono legate a progetti che non verranno più realizzati in Italia, evidenziando una progressiva delocalizzazione delle attività di innovazione.
L’abbandono di investimenti e competenze in ambito ReD rischia di compromettere la capacità di Beko Europe di competere in un mercato globale in continua evoluzione.
Per mitigare gli effetti di questa ristrutturazione aziendale e garantire un futuro sostenibile per il distretto fabrianese, Pullini evidenzia la necessità di un monitoraggio costante del piano industriale, con particolare attenzione agli investimenti previsti in nuovi prodotti e processi produttivi.
Gli incontri di verifica in sede ministeriale si prospettano quindi imprescindibili per salvaguardare l’occupazione e il tessuto economico del territorio.
La sfida ora è trasformare la crisi in un’opportunità per una riqualificazione delle competenze e lo sviluppo di nuove filiere produttive, capaci di recuperare il terreno perduto e rilanciare l’economia locale.