venerdì 29 Agosto 2025
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Ghost Elephants: Elefanti Fantasma, un Viaggio nell’Anima del Mondo

Ghost Elephants: Un Viaggio Oltre la Rappresentazione, nell’Anima del Mondo”Ghost Elephants” non si configura come un documentario naturalistico convenzionale, bensì come un’esplorazione esistenziale, una profonda immersione nell’inseguimento di un’illusione tangibile, un’eco di un passato ancestrale.

L’eco di Moby Dick risuona nell’aria, non tanto per una somiglianza narrativa, quanto per l’impossibilità di una presa, per la ricerca ossessiva di qualcosa di sfuggente, un miraggio che definisce più l’aspirazione che il risultato.
Werner Herzog, con la sua consueta visione trascendentale, ci conduce in un’Angola inesplorata, un altopiano boscoso delle dimensioni dell’Inghilterra, teatro della ricerca del dottor Steve Boyes: il ricercatore insegue un branco di elefanti “fantasma”, creature divenute leggenda, quasi manifestazioni di un ecosistema in trasformazione.
Herzog, in occasione del prestigioso Leone d’Oro alla carriera 2025, riflette sulla sua vasta opera, circa settanta-ottanta film, apparentemente eterogenei, ma accomunati da una visione del mondo intrinseca, un’impronta che rende la sua cifra stilistica inimitabile.

Egli percepisce una continuità profonda, un filo conduttore che attraversa le sue narrazioni, proprio come l’universo malinconico e solitudinario di Buster Keaton.

La sua ambizione è quella di ergersi al di sopra delle convenzioni cinematografiche, di creare un’esperienza unica e irripetibile.
Il regista rivela l’esistenza di due nuovi progetti: un film con le sorelle Mara e uno con Orlando Bloom, e annuncia la pubblicazione di due nuovi libri.
La sua energia creativa sembra inarrestabile, spinta dalla forza delle storie che lo perseguitano, da quella urgenza interna che lo costringe a tradurle in immagini e parole.
“Cerco di essere un buon soldato del cinema,” confida, riconoscendo il suo dovere verso l’arte che lo nutre.
Il pensiero del regista si eleva poi a un’analisi geopolitica, ricordando il suo incontro con Gorbaciov.

La riflessione si fa amara quando constata come l’Occidente abbia ripetutamente rinunciato a opportunità cruciali per un mondo diverso, un mondo che forse era alla nostra portata.
“Ghost Elephants” diventa quindi non solo un viaggio alla ricerca di un branco di elefanti, ma una metafora della perdita di occasioni, della difficoltà di abbracciare il cambiamento, della ricerca di un significato in un mondo in continuo mutamento.
Il film non è solo la storia di una spedizione, ma un’esplorazione delle nostre stesse speranze e disillusioni, un invito a guardare oltre la superficie, a cercare la verità nascosta nelle pieghe dell’esistenza.

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