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Sorrentino e la Grazia: Etica, Potere e il Quirinale

“La Grazia”: Un affresco morale e politico all’ombra del QuirinalePaolo Sorrentino presenta a Venezia “La Grazia”, un’opera che trascende il semplice racconto d’amore per abbracciare un’indagine complessa sull’etica, il potere e la responsabilità.
Il film, in uscita nel 2026, si configura come un’allegoria del ruolo presidenziale, pur rimanendo saldamente ancorato alla finzione.

Al centro della narrazione c’è Mariano De Santis (interpretato magistralmente da Toni Servillo), un Presidente della Repubblica immaginario, vedovo e profondamente cattolico, che si appresta a concludere il proprio mandato.

La sua esistenza, avvolta nella solennità del Quirinale, è condivisa con la figlia Dorotea (Anna Ferzetti), giurista di spiccata intelligenza, figlia spirituale e intellettuale del padre.
L’eco di Sergio Mattarella, attuale Presidente della Repubblica, risuona inevitabilmente nell’aria, non come modello o ispirazione diretta, ma come stimolo a riflettere sul peso delle decisioni e sulla delicata linea che separa l’agire politico dal giudizio morale.
De Santis si trova di fronte a due richieste di grazia particolarmente delicate, entrambe intrinsecamente legate al tema dell’eutanasia, una questione che lo tormenta e lo costringe a confrontarsi con i propri dubbi, amplificati dal ricordo struggente della moglie scomparsa otto anni prima.
Sorrentino, con la sua consueta lucidità, sottolinea come l’esercizio del dubbio sia un elemento vitale, quasi scomparso, nel panorama politico contemporaneo.

Se nella Prima Repubblica l’immobilismo era la conseguenza di un dubbio paralizzante, oggi assistiamo alla proliferazione di certezze affrettate, spesso prive di fondamento ideologico.
“La politica dovrebbe sempre frequentare il dubbio,” afferma il regista, contrapponendo un approccio riflessivo e ponderato a un’impulsività dannosa.
L’ispirazione per il film attinge a due fonti principali: il decalogo di Kieslowski, come guida etica, e un episodio di cronaca che ha profondamente toccato Sorrentino: la concessione di grazia da parte del Presidente Mattarella a un uomo che aveva ucciso la moglie affetta da Alzheimer.
Questo gesto, emblematico di un approccio umanitario e compassionevole, ha acceso la scintilla creativa del regista.

Il tema dell’eutanasia, elemento centrale del racconto, si rivela un vero e proprio dilemma morale, che mette a dura prova la coscienza del Presidente De Santis.
Sorrentino ribadisce il suo disinteresse per opere che si arrogano il compito di definire il bene e il male, preferendo presentare una realtà sfumata e complessa, dove la scelta è ardua e la verità elusiva.

Toni Servillo, al settimo film con Sorrentino, sottolinea come la sfida principale sia stata quella di reinventarsi, di abbandonare le proprie certezze e di esplorare nuove sfaccettature interpretative.
Anna Ferzetti, a sua volta, rivela come il rapporto con il proprio padre abbia profondamente influenzato il suo percorso artistico, permettendo all’attrice di accedere a profondità emotive inaspettate.
“La Grazia” si presenta quindi come un’opera che invita alla riflessione, un affresco morale e politico che, al di là della finzione narrativa, ci interroga sul significato dell’umanità, della giustizia e della responsabilità nel mondo contemporaneo.

Un film che, come spesso accade con i capolavori di Sorrentino, resta impresso nella memoria dello spettatore, lasciando una scia di interrogativi e di emozioni persistenti.

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