Il ruggito di un amplificatore, l’eco di una batteria che rimbalza sulle pareti umide, l’energia pulsante di un pubblico prigioniero: queste immagini hanno profondamente segnato il percorso artistico di Lillo Petrolo, nutrendo la genesi di “Tutta Colpa del Rock”, un’opera cinematografica che si rivela ben più di un semplice film.
Prodotto da PiperFilm con la collaborazione di Netflix e diretto con sensibilità da Andrea Jublin, il film, applaudito al Giffoni Film Fest e distribuito nelle sale a partire dal 28 agosto, è un’esplorazione intima e potente del potere trasformativo delle connessioni umane, un viaggio nel cuore della fragilità e della resilienza.
L’esperienza diretta di Petrolo, iniziata precocemente con una fervente passione per la musica – un’adolescenza vissuta a tutto volume, incorniciata da un’immagine iconica e ribelle – si intreccia con un’attività di volontariato profondamente commovente: gli spettacoli musicali offerti all’interno di carceri.
Questi incontri ravvicinati con la condizione umana, testimonianza diretta di sofferenza e di desiderio di redenzione, hanno forgiato in lui una visione del mondo profondamente empatica e lo hanno spinto a cercare, attraverso l’arte, un ponte tra mondi apparentemente distanti.
“Tutta Colpa del Rock” non racconta una storia di redenzione facile o di eroismo sfrontato, ma piuttosto un percorso tortuoso e complesso, costellato di cadute e rialzate.
Il film indaga le dinamiche intricate che si creano tra individui marginalizzati, artisti in cerca di ispirazione e guardie carcerarie intrappolate in una routine alienante.
Affronta temi universali come la speranza, il rimorso, il perdono e la possibilità di una seconda opportunità, esplorandoli con un realismo toccante e un umorismo amaro.
Un cast eccezionale, composto da Maurizio Lastrico, Valerio Aprea, Massimo De Lorenzo, Carolina Crescentini, Agnese Claisse, Massimo Cagnina e Sofia Panizzi, contribuisce a dare vita a personaggi sfaccettati e profondamente umani, ognuno con le proprie cicatrici e le proprie speranze.
Attraverso le loro interpretazioni intense e credibili, il film riesce a creare un’atmosfera di autenticità e coinvolgimento emotivo che trascende i confini del genere cinematografico.
“Tutta Colpa del Rock” si configura così come un’opera corale, un mosaico di storie individuali che si riflettono e si arricchiscono a vicenda, offrendo uno sguardo inedito e commovente sulla forza inaspettata della connessione umana.