sabato 30 Agosto 2025
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Riscoperto affresco a Migliano: un capolavoro di Michelangelo Membrini

La riscoperta di un affresco nella chiesa di Migliano, frazione di Camaiore, apre un capitolo significativo nella ricostruzione della storia dell’arte toscana del Rinascimento.
L’opera, una “Madonna del Soccorso”, celata per secoli sotto strati di ridipinture e un altare in stucco, è ora attribuita a Michelangelo di Pietro Membrini (1460-1525), figura artistica di grande rilievo, inizialmente avvolta nel mistero e identificata solo nel 1906 da Bernard Berenson come il cosiddetto “Maestro del tondo Lathrop”.

La storia di questa attribuzione è essa stessa emblematica delle sfide della critica d’arte: un’identità artistica, per decenni, legata a un’opera simbolo, un tondo di notevole qualità tecnica e iconografica, senza una precisa paternità.
Solo grazie a meticolose ricerche archivistiche e a un’analisi comparativa con altre opere del periodo, si è potuto collegare la mano dell’artista a Membrini, un esponente di spicco della scuola lucchese, profondamente influenzato dal crogiolo di influenze artistiche che animava la Toscana nord-occidentale.
Membrini si inserisce in un contesto culturale vivace, in dialogo costante con i maestri fiorentini del suo tempo, e partecipa attivamente al circolo artistico di Matteo Civitali, figura chiave dell’arte lucchese del Quattrocento.

L’affresco di Migliano, ora liberato dalle pesanti stratificazioni cromatiche che ne offuscavano la bellezza originale, rivela una raffigurazione della Madonna caratterizzata da una sorprendente originalità.
La Vergine, con un gesto di inusuale forza, alza un bastone per allontanare una figura demoniaca, mentre il Bambino si rifugia sotto il suo manto, in una composizione che attinge a un lessico iconografico preciso ma reinterpretato con sensibilità e inventiva.
La presenza di elaborate decorazioni a grottesche che incorniciano l’affresco suggerisce un possibile soggiorno a Roma dopo il 1480, un’esperienza che lo avrebbe sicuramente arricchito artisticamente.
Ancor più suggestiva è la probabile firma, “Mic.

elangelo da Luca”, rinvenuta in un criptoportico della Domus Aurea, a testimonianza della sua ammirazione per le sontuose decorazioni della reggia di Nerone e del suo desiderio di assimilare il linguaggio artistico dell’antichità.

L’importanza dell’affresco non si limita al suo valore estetico e documentario.
La sua collocazione originaria, in una cappella adiacente all’area di sepoltura, suggerisce una profonda valenza simbolica: la “Madonna del Soccorso” rappresentava l’intervento divino, la protezione della Vergine, che accoglieva l’anima del defunto verso l’aldilà, offrendo conforto e speranza.

Il restauro, curato con competenza da Sandro Baroni e Deborah Bindani sotto la direzione della Soprintendenza di Lucca e con il prezioso contributo di Valentino Anselmi, ha restituito all’opera la sua originaria luminosità e ha permesso di apprezzare appieno la sua ricchezza cromatica e la sua complessità compositiva.

Un risultato reso possibile grazie all’impegno di alcuni parrocchiani, al sostegno del parroco Alessandro Gianni, alla generosità del Lions Club Lucca Le Mura e al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, testimonianza di come la comunità locale possa giocare un ruolo fondamentale nella salvaguardia e nella valorizzazione del proprio patrimonio artistico e culturale.
La riscoperta di quest’opera è un’occasione unica per riflettere sulla storia dell’arte lucchese e per riscoprire il genio di un artista troppo a lungo rimasto nell’ombra.

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