sabato 30 Agosto 2025
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Madre quindicenne e studio: una battaglia per il diritto all’istruzione.

La storia di una giovane madre piacentina, quindici anni appena compiuti e un bambino di sei mesi, solleva una questione cruciale sull’accesso all’istruzione superiore in circostanze particolarmente delicate.
La ragazza, che ha interrotto gli studi solo per maternità, si trova oggi di fronte a un bivio: abbandonare il percorso scolastico o affrontare scelte economiche e logistiche insostenibili per conciliare il ruolo di studentessa e di madre.

La sua denuncia, pubblicata sulle pagine de *La Libertà*, non è solo la lamentela di una giovane che desidera tornare sui libri, ma un campanello d’allarme che investe l’intero sistema educativo.
La richiesta di poter continuare a seguire le lezioni in modalità didattica a distanza (DAD), soluzione che le era stata concessa con apparente lungimiranza lo scorso anno per una gravidanza considerata a rischio, si scontra ora con un’interpretazione più rigida del regolamento scolastico.

La scelta, apparentemente burocratica, cela una profonda disuguaglianza: la necessità di affidare il bambino a una comunità educative, spesso insufficienti e gravate da lunghe liste d’attesa, oppure ricorrere a servizi privati per l’infanzia con costi proibitivi, superiori a mille euro mensili.
Questa situazione mette a dura prova la volontà della ragazza, che ha dimostrato un forte impegno scolastico, culminato in una media dell’8.5 e una straordinaria capacità di adattamento, come testimonia la sua presenza virtuale in classe già dal martedì successivo al parto.
Il caso, purtroppo, non è isolato e riflette un problema più ampio: la difficoltà per le giovani madri di conciliare maternità e istruzione, un diritto fondamentale garantito dalla Costituzione.

La rigidità delle normative scolastiche, spesso scollegate dalla realtà socio-economica degli studenti, rischia di escludere dal percorso formativo coloro che ne hanno più bisogno, perpetuando un circolo vizioso di marginalizzazione e disuguaglianza.

La dirigente scolastica del liceo Gioia, Cristina Capra, sottolinea che la decisione non è ancora definitiva e che si attendono indicazioni dai servizi sociali per trovare una soluzione equilibrata.
Questo incontro rappresenta un’opportunità cruciale per superare la contrapposizione tra regole formali e necessità concrete, promuovendo un approccio educativo inclusivo e attento alle specificità di ogni studente.
La speranza è che si possa trovare una soluzione che permetta alla giovane madre di realizzare il suo diritto allo studio, senza dover rinunciare al suo bambino, preservando così il futuro di entrambi e aprendo la strada a un modello di scuola più flessibile e umano.
La vicenda sollecita, infine, una riflessione più ampia sulla necessità di politiche scolastiche che supportino attivamente le famiglie, facilitando la conciliazione tra vita privata, professionale e formativa.

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